Andrea Petrucci a cuore aperto, tra passioni, aneddoti e rapporto con i tifosi. L’intervista

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Andrea Petrucci a Rimini che esulta sotto il settore ospiti vissino (crediti: Vis Pesaro 1898)

Questa mattina è apparsa sulle pagine de “Il Resto del Carlino” un’intervista al talento biancorosso Andrea Petrucci. Che vi riportiamo integralmente.

All’anagrafe Andrea Petrucci, ma per tutto il tifo biancorosso lui è AP7. Il fantasista marchigiano, arrivato questa estate a Pesaro, si racconta in un’intervista a cuore aperto. Dal rapporto con mister e compagni, alle abitudini, passando per i gusti musicali e il passato da DJ, fino agli insegnamenti appresi dopo le note vicende comportamentali dell’ultimo periodo. Uno sguardo al futuro, ma senza scordarsi delle radici. Petrucci è uno che è arrivato in Serie C partendo dalla Promozione. E giocando in tutte le categorie minori. E’ il ritratto di un ragazzo normale, con un grande talento. Che ha sempre un pensiero per i tifosi, essenziali secondo lui.
Andrea, traccia un bilancio del tuo 2018. Quali sono stati i tre momenti chiave?
<E’ stato un anno ricco dal punto di vista sportivo. Ho segnato il primo goal tra i professionisti la passata stagione con la Fermana, e siamo riusciti a salvarci. Poi quest’estate mi ha comprato il Carpi, altro step magico. Una grande gioia, soprattutto per chi mi è sempre stato vicino. Poi la Vis, a cui sono stato accostato più volte nella mia carriera, era una piazza in cui ho sempre voluto giocare. Stiamo facendo una bella stagione, ma potevamo chiudere con qualche punto in più>.
Ci siamo lasciati con una sconfitta casalinga contro la Triestina, come la giudichi?
<La penso come il mister, nel calcio non esistono alibi. Ma noi non meritavamo di perdere. Nell’episodio del rigore mancato, dove sono stato anche espulso, il direttore di gara ha chiaramente preso un abbaglio. Ma ci sta, sbaglia lui come può sbagliare un calciatore. Ho visto tanto in questi anni di calcio>.
Come ti sei ambientato in città? E’ stato difficile nei primi mesi?
<Mi sono sentito a casa fin da subito, questo grazie al mister, i compagni e la società. Borozan e Crespini mi hanno sempre sostenuto. I tifosi poi, loro sono fantastici. Qua si vive in un ambiente che respira calcio, ed è stato per troppo tempo in categorie che non meritava. Quando ci capita di andare sotto in partita, dagli spalti sento soltanto incoraggiamenti. E confesso che non capita dappertutto, questa è una piazza speciale>.
Chi è Petrucci fuori dal campo? Hai qualche passione oltre al pallone?
<Amo la musica. Da ragazzino, quando giocavo in Eccellenza, mi divertivo a fare il DJ quando il giorno dopo non si giocava. Ascolto tanti generi, ma prima di una partita mi piace caricarmi con un po’ di Rock o Hip Hop americano. Poi arriva il mister, che è già carico di suo e ci trasmette tanto prima di scendere in campo>.
Sei stato protagonista di un’ esclusione dalla squadra. A cui è seguito un dietrofront da parte della società. Cosa ti ha insegnato questa esperienza?
<Ho imparato tanto, sono diventato più uomo. Ho riconosciuto il mio errore e sono stato in grado di fare un passo indietro. Poi la Vis Pesaro mi ha riabbracciato, ho parlato prima con Borozan poi con Colucci ed ho sentito la stima da parte di tutto l’ambiente. Mi sarebbe dispiaciuto andarmene così, ho ancora tanto da dare per questa maglia>.
Hai una storia dietro al numero che porti? Cosa vuol dire per te il 7?
<Mi rappresenta, i miei amici scherzando tempo fa mi chiamavano AP7 e da quel momento questo numero è come una seconda pelle per me. Da piccolo avevo il 10, ero un grande fan di Totti. Poi dal mio primo anno con i grandi, in Promozione, ho avuto il 7 e l’ ho sempre indossato con orgoglio>.
Ma cosa ci faceva uno come te in Promozione?
<A 16 anni sono stato scartato dall’Ascoli. In quel momento ho deciso di essere un calciatore. Poi ho giocato l’Eccellenza e la Serie D. Fino al sogno del professionismo. Pensate che gioia per me che sono arrivato dal basso>.”

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