Briganti: “Con Colucci una buona annata. A Pesaro sarei rimasto, ma…”

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Marco Briganti

A chiare lettere. Tra salvezza in maglia Vis, presente in D e un retroscena di mercato. Marco Briganti si racconta dalla “sua” Cantiano (“qui pochi casi di Covid-19“, racconta), dove trascorre una pausa forzata dal calcio. In attesa di certezze che toccano il calcio nella sua globalità. E intanto, da buon difensore, studia già da allenatore

 

Trecentosessantaquattro giorni fa si chiudeva la stagione 2018/2019. Che voleva dire salvezza agguantata. Che ricordi porti dell’esperienza pesarese?

“È stata una buona annata, vissuta in simbiosi col pubblico. Si percepiva l’entusiasmo di ritornare a giocare in campi importanti. La stagione è iniziata benissimo ma non si è conclusa nello stesso modo. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo ma per come si era messa serbo un po’ di rammarico”.

Non è un caso che quella biancorossa fosse la difesa meno battuta del girone.

“Una premessa: col pubblico e tra di noi c’era molto feeling. Per la solidità difensiva un contributo importante è stato dato da mister Colucci. Penso che il merito vada condiviso con tutti. E poi devo dire che, anche senza fare gol, abbiamo sempre giocato buone partite”.

Come quantifichi l’impatto di Colucci sulla tua stagione?

“L’impronta del mister è stata molto importante: a trentasei anni mi ha aiutato a crescere ancora. È un tecnico che va oltre la categoria e i suoi concetti li ha trasmessi con attenzione”.

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Marco Briganti e l’ex tecnico vissino Leonardo Colucci

A maggio una tua conferma era nell’aria. Poi però le cose sono andate diversamente…

“Da parte mia c’è sempre stata disponibilità sia dal lato tecnico che da quello economico. Dall’altra parte, un po’ meno: all’improvviso hanno cambiato idea. Non nascondo la delusione per questo. Ripeto: ho sempre dato la mia disponibilità. A maggior ragione a indossare una maglia con una storia così importante: a un certo punto della carriera stimoli come questo fanno la differenza. Nel corso dell’estate c’è stato un cambio netto di direzione. Spesso però le logiche di mercato si allontanano dal campo…”.

Avresti gradito un ruolo di “chioccia”?

“Quando vai a comporre una rosa puoi fare benissimo queste considerazioni. Sarei rimasto senza dubbio”.

Il presente si chiama Bastia. In Serie D.

“Dopo un’estate di discorsi imbastiti con la Vis, mi sono ritrovato a mercato inoltrato a non essere più un componente della rosa. Questo mi ha creato non poche difficoltà. Avevo un desiderio forte di giocare, mi sentivo bene e il fisico ancora mi assiste. Per questo ho deciso di affrontare un’ avventura a Bastia Umbra, a pochi passi da casa. A loro serviva un profilo come il mio. La Serie D è un mondo diverso rispetto al professionismo e qualche difficoltà all’inizio c’è stata. C’è una grandissima passione in un contesto simile. Per questo non capisco come ora questo livello del calcio italiano sia così dimenticato…”.

A cosa ti riferisci nel dettaglio?

“Chi gioca in Serie D o in altre categorie dilettantistiche non è tutelato. Le società possono decidere o meno di rispettare i contratti. Non possiamo beneficiare della possibile cassa integrazione per i pro e c’è incertezza se percepiremo o meno l’indennità per i collaboratori sportivi. Per questo il sistema va riformato non intaccando i valori morali. Mi auguro che i presidenti non vogliano speculare e che i calciatori siano lungimiranti”.

Hai parlato di riforme: quale la più urgente?

“Le politiche legate agli under ora non portano a nulla. Molte società vivono di questi escamotage, i soldi vengono elargiti in maniera sbagliata. Le rose non rispecchiano la realtà, per questo in tante società si cresce meno rispetto ai settori giovanili. La mia proposta è di far investire alle società buona parte del denaro (derivato dal minutaggio, ndr) in strutture e istruttori. Un tecnico che si approccia al settore giovanile rischia di fare danni, di creare più problemi che soluzioni. Ci vogliono competenza e conoscenza per allenare i giovani. Quasi più di quelle richieste per le prime squadre”.

C’è il ruolo di allenatore nel futuro di Marco Briganti?

“Ho già ottenuto l’abilitazione UEFA B. Da quando ho sei anni non c’è giorno che viva senza calcio. Sto lavorando per questo, consapevole delle difficoltà. Cerco di aggiornarmi costantemente e di avere una mente sempre aperta al confronto: il calcio viaggia velocemente. Inoltre mi piace respirare l’erba. È il ruolo che sento più vicino al mio essere”.

Insomma: una vita intorno all’idea di calcio.

“A oggi il mio approccio alla vita si basa sul pensiero di cosa avrei potuto fare meglio col pallone tra i piedi. Tutto questo mi ha formato come uomo. Per questo dico, guardando al futuro: prima di formare giocatori che esploderanno, pensiamo a far crescere uomini”.

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