Brividi a Cesena

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Il settore ospiti del Manuzzi, tanti biancorossi arrivati per Cesena-Vis Pesaro

Non è facile da spiegare. Nemmeno a quasi un giorno di distanza. Quello che Cesena-Vis Pesaro ha lasciato vale molto più dei semplici tre punti. E il succo della serata del Dino Manuzzi sta tutto nell’abbraccio fra giocatori e tifosi a fine gara.

I tifosi. Quelli che ci sono sempre stati. Chi ha passato annate tra gradoni e seggiolini di qualche stadio di provincia. Agnone, Pineto e Matelica. Tutte piazze che con la storia biancorossa c’entravano poco. E si è ritrovato così, catapultato in uno degli stadi più belli d’Italia a sostenere quella maglia che non ha mai lasciato. Nemmeno in Promozione. Contro un muro bianconero. Contro 10mila persone. Ed è riuscito a far sentire forte e chiaro la propria voce. Sfogando minuti di ansia e sofferenza sportiva, in un urlo liberatorio al triplice fischio.

I giocatori. Tanti ragazzi, tanti calciatori che quel campo l’avevano visto soltanto in televisione. E sono riusciti nell’impresa di espugnare la terra romagnola. Guidati da un tecnico che ha vinto il suo personale secondo round contro l’allenatore del Cesena, Francesco Modesto. A loro va dato il merito di averci sempre creduto, di non aver mai mollato un centimetro anche quando la partita poteva naufragare. Un gruppo che ancora non ha dimostrato niente, siamo soltanto alla seconda giornata, ma che entrerà di diritto nella storia della Vis Pesaro per essere riuscito a vincere dopo più di 50 anni in terra cesenate.

La Curva Mare di Cesena

LA PARTITA: LA VITTORIA DEL PUGILE SUONATO

Avete mai visto la saga di Rocky Balboa? Il pugile italo-americano, interpretato da Sylvester Stallone, che passa da essere un galoppino del recupero crediti di Philadelphia a campione del mondo dei pesi massimi di boxe. Una scalata fatta di vittorie e sofferenza. In ogni incontro dei vari film, c’era sempre un momento dove Rocky dava l’idea di non farcela sotto i pugni dei suoi avversari. Più volte ad un passo dal gettare la spugna, ma alla fine riusciva sempre a ribaltare l’incontro. La Vis Pesaro di Cesena è esattamente la trasfigurazione calcistica di Rocky Balboa.

I bianconeri partono subito fortissimo, e la Vis Pesaro si difende. Un pressing costante soprattutto nelle catene laterali, ma i biancorossi dimostrano di saper reggere i ritmi. Bianchini stende Borello dopo un passaggio calibrato male all’interno dell’area. Rigore per il Cesena. Sul dischetto va lo stesso Borello ma Bianchini è super nel tuffo e rimanda il vantaggio del Cesena. Che arriva pochi minuti dopo con Butic. Bianchini è super ancora nel parare un colpo di testa di Sarao ma non può niente sul tap-in della punta bianconera. Prima del duplice fischio due squilli di Ejjaki, che Agliardi non ha problemi a bloccare.

Si va al riposo e la Vis è sotto. Tutto potrebbe crollare, da un momento all’altro. Ma la Vis Pesaro non getta la spugna e si esalta nella difficoltà. Pavan azzecca entrambe le mosse al 55′, inserendo Tessiore e Malec per Misin e Grandolfo. Da quel momento la musica cambia. Il Cesena non riesce a chiuderla e si spaventa. Perché di fronte ha una squadra ferita nell’orgoglio, ma che ha sempre creduto di poterla ribaltare. E allora in due minuti succede di tutto, pareggio su autogol di Butic e vantaggio firmato da un gioiello di Voltan. Il migliore in campo. Il Cesena prova a recuperare ma non c’è trippa per gatti. La Vis Pesaro ha vinto il suo primo round. La strada è quella giusta. Adesso testa alla Samb.

 

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