Dalla Terza Categoria alla Serie C: un ritratto di Gigi Fresco, presidente-allenatore della Virtus Verona

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Una parabola sui generis. Attaccamento, passione, poliedricità. Luigi Fresco, allenatore e presidente della Virtusvecomp Verona, meriterebbe fiumi di parole. Dal 1982 sulla panchina della terza società scaligera, dietro alle blasonate Verona e Chievo. In un’intervista rilasciata a Eurosport qualche mese fa, dichiara senza mezzi termini: “Cos’è per me la Virtus Verona? E’ un modo di vivere, di stare insieme, di fare sport. Quando ho iniziato 36 anni fa in Seconda Categoria ad allenare la Virtus Verona sognavo di poter fare grandi cose e di poter portare un giorno la mia squadra nel calcio professionistico. Esserci riuscito, creando un grande staff, allargando la base di collaboratori, reperendo sponsor fidati, è la cosa che mi rende più felice”. Sì, perché le storie di Fresco e della società del quartiere scaligero di Borgo Venezia si intrecciano a partire dagli anni ’70: prima giocatore e responsabile del settore giovanile, dal 1982 assume il doppio ruolo di allenatore e presidente. Seconda Categoria, poi la retrocessione in Terza. Negli anni a venire una scalata lenta ma continua, con la Lega Pro Seconda Divisione toccata nella stagione 2013/2014. Retrocessione, Serie D, purgatorio per quattro anni. Nella passata stagione la vittoria del campionato e una meritata promozione in Serie C. Il tutto con un settore giovanile importante, una tifoseria dichiaratamente “antirazzista”, una seconda squadra in Promozione e l’onlus Vita Virtus che ha come obiettivo primario “l’inserimento degli immigrati nella società veronese attraverso le attività per giovani e bambini”. E un obiettivo: superare in longevità lo storico tecnico dell’Auxerre Guy Roux, sulla panchina dei francesi dal 1961 al 2005.

 

 

Riccardo Spendolini

per SoloVisPesaro

Crediti della foto di copertina: L’Arena

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