È una questione di equilibrio

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I tifosi della Vis Pesaro.

Ci siamo cascati anche noi. Pur andandoci sempre con i piedi di piombo e pur nutrendo quella sana dose di sospetto che è alla base del lavoro del giornalista, figuriamoci. Spiace, come direbbe qualcuno, ma qui voce di partito non la saremo mai. Eppure ci siamo cascati anche noi. Perché il “fomento” funziona così e una parola tira l’altra, specialmente se arriva da una o più voci che dovrebbero essere autorevoli. Che poi cos’è il calcio senza sogni, dai. Serie B, playoff, umiltà ambiziosa. Tutte belle parole (tranne umiltà ambiziosa, quella no) in grado di annebbiarti la vista al pari dell’accoppiata letale mascherina + occhiali, terribile.

Quindi sì: ho scritto “un Pezzi da 90 per la Vis Pesaro” e me ne vergogno profondamente. Soprattutto per la sua banalità, a dire il vero. Ma il fatto è che la realtà è stata ben diversa e ha smentito le aspettative mie, della piazza e immagino anche di chi a suon di slogan aveva riempito di punti immaginari la futura classifica della Vis Pesaro. Firmando, tra l’altro, fior fior di contratti dai quali oggi il nuovo ds ha il compito di liberarsi.

Ecco, appunto. Il nuovo ds. Sandro Cangini. La storia parla per lui e qui non si vuole cercare né di smentirla, né di sminuirla, ci mancherebbe. L’ex attaccante biancorosso viene da un anno difficile – causa Covid – alla guida del settore giovanile. Conosce alla perfezione l’ambiente, ha una discreta esperienza da direttore sportivo e negli ultimi mesi ha lavorato bene sul fronte Primavera insieme a mister Sandreani. Ma, nell’attesa di qualcuno che lo rimpiazzi nel ruolo di Responsabile della baby Vis Pesaro (giusto?), ora viene catapultato in un ruolo che fino a un paio di settimane fa non stava nemmeno “cercando“. Parole sue.

Che poi, sì. Saremo giovani e sfigati ma non caschiamo dal pero. In questo mondo se ne dicono e scrivono tante, di parole. Spesso tutte uguali, noiose, quasi sempre di facciata. Può benissimo essere il caso anche di Cangini (che però in quell’occasione ha detto diverse cose interessanti). E poi si può sempre cambiare idea.

Il punto è che, ehi, freniamo gli entusiasmi. Se ne contano in buon numero. È un po’ presto per le agiografie e i voli pindarici, che poi scontrarsi con la dura realtà fa male. Ce ne siamo accorti durante questo lungo parto verso la salvezza chiamato anche campionato. Va detto perché, come abbiamo visto, i primi a pagarne le conseguenze sono sempre loro (allenatore, ds). Cangini ha dinnanzi a sé un compito non facile: smaltire una mole esagerata di contratti pesanti e ricostruire praticamente da zero la Vis Pesaro. Sarà un lavoro duro, che richiederà tempo – forse non una sola estate – e di conseguenza un certo tipo di aspettative. Se è l’uomo giusto per farlo lo diranno come sempre i risultati, non la storia.

Lo stesso vale per il tecnico Marco Banchini. Che, bisogna dirlo, arriva invece con tutt’altre referenze da Como e una carriera ancora acerba. Per la quale ricorda un po’ il Di Donato approdato a Pesaro lo scorso novembre. Sarebbe (e sarà) troppo facile puntargli il dito contro ai primi tentennamenti, così come lo è stato nei confronti di un altro tecnico giovane che ora se ne va tra mille complimenti e rimpianti.

È una questione di equilibrio. Di non cascarci di nuovo, insomma. In un senso e nell’altro. Tenere a freno l’entusiasmo o la rabbia sportiva di un tifoso è difficile e probabilmente pure sbagliato, me ne rendo conto. Altrimenti guarderemmo il cricket. Però per crescere, e restare in alto, forse c’è bisogno di fare questo passo indietro. Magari verso una moderazione ambiziosa. Niente, fa schifo anche così.

Buon lavoro a Cangini, benvenuto a Banchini. Che dopo questa ennesima rivoluzione possa partire davvero un ciclo duraturo e vincente.

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