EDITORIALE- Di Donato non sarà il parafulmine. Avanti ancora con lui

1
Vis Pesaro, la sabbia che si alza al Benelli quando Carissoni calcia il pallone (crediti: Vis Pesaro 1898)

Andiamo controcorrente. Perlomeno leggendo in queste ore gran parte dei commenti sul mondo Vis Pesaro. In tanti chiedono la testa di Daniele Di Donato, dopo il terzo ko consecutivo. Questa volta in casa, contro il quotatissimo Perugia, che ha sconfitto i biancorossi con la rete decisiva di Kouan. Ieri il presidente Mauro Bosco era in panchina a guardare la partita. Con lui anche Alessio Peroni, poi espulso nei minuti finali del match. E’ notizia di queste ore che la società non ha l’intenzione di esonerare l’allenatore. Andando avanti ancora con lui. Noi eravamo allo stadio, e sinceramente non ce la sentiamo di addossare tutto il fardello sopra il tecnico biancorosso. Che, per carità, avrà anche le sue colpe, che poi proveremo ad analizzare, ma che rischia di fare la fine del parafulmine in una stagione dove gli errori sono stati molteplici e sparsi per vari settori della società.

Analizzando con raziocinio la partita si possono capire quali siano state le concause di un’ ennesima domenica da zero punti. La prima, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, è il campo da gioco. Non regge la formuletta, “ma in campo ci vanno pure gli avversari”, perché le altre squadre giocano nel vergognoso terreno del Benelli una volta l’anno, la Vis per 19 partite in stagione. Anche ieri beach soccer, con il sabbione che si alzava ad ogni tocco di palla che sembrava di stare sottomonte. Ogni passaggio rasoterra inevitabilmente rimbalzava e non scorreva mai pulito sull’erba. Il Perugia lo ha capito, ha sacrificato nella ripresa anche la qualità di Falzerano ed Elia a discapito dei centimetri di Bianchimano prima, Murano e Vano poi. Il gol preso è frutto di una lettura sbagliata di un difensore, che ha mandato fuori tempo tutta la difesa, Ndiaye compreso. Finita lì.

A Trieste la musica, almeno nel primo tempo, era stata diversa. Per lo meno non si era costretti a rincorrere sempre alle picconate dei centrali difensivi. Palla sparata e che Dio ce la mandi buona. Da un lancio lungo nel finale d’altronde è arrivata anche la più ghiotta occasione Vis Pesaro. Palla sparata in area, Ferrani sponda per Marchi che al volo si vede parare con un miracolo di Fulignati quella che sarebbe dovuta essere la palla dell’1-1. La Vis Pesaro in realtà ha fatto la partita che doveva fare nelle condizioni in cui si trova. E per poco non ci scappava il punticino.

L’unica cosa imputabile al mister, per il nostro modesto modo di vedere il calcio, è forse il troppo nervosismo con arbitri e quarti uomini. Pecche di gioventù di un allenatore che è alle prime armi nel mondo professionistico, che si combinano comunque con una buona lettura delle gare e un lavoro molto professionale in settimana. Poi ognuno gioca a poker con le carte che ha in mano. Questa è la squadra, se ci sono stati sbagli anche nel mercato di riparazione ognuno lo può giudicare vedendo le partite. E capendo che in qualche ruolo chiave c’è sovrabbondanza mentre mancano le giuste alternative in altri.

Adesso non abbiamo neanche voglia di puntare il dito e far partire la caccia al colpevole. Ognuno è consapevole dei propri sbagli e ci sarà tempo e modo per scrivere la storia di questa stagione. Magari dopo una bella salvezza conquistata sul campo, con Di Donato in panchina. Un consiglio mister: vedere De Feo in tribuna ti fa sentire come quelli che “si tagliano le parti intime per fare un dispetto alla moglie infedele” parafrasando il concetto espresso da un tifoso fuori dallo stadio. Ed è così. Serve il contributo di tutti alla causa, perché altrimenti non se ne esce. E’ una scelta societaria ma un allenatore può incidere.

1 COMMENTO

  1. Più che andare controcorrente è andare contro un muro. Percentuale di sconfitte mostruosa e in questo caso occorre cambiare l’unica cosa cambiabile. Anche se non tutte le colpe sono sue, anzi..

LASCIA UN COMMENTO

Commento
Nome