EDITORIALE -La partita perfetta, la rivincita per Di Donato

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Vis Pesaro, Daniele Di Donato al Benelli contro il Modena (crediti foto: Vis Pesaro)

Sono le 4 e mezza di sabato, sto andando allo stadio. Mentre sono in macchina continuo a pensare: cosa farei io se fossi Daniele Di Donato? Perché Vis Pesaro-Modena è stata una partita che può essere veramente uno spartiacque. Una risposta dopo una settimana di contestazioni, che evidentemente qualche tasto di orgoglio lo hanno toccato, confronti e decisioni forti. E le ha prese tutte Daniele Di Donato. La squadra lo ha seguito; i calciatori biancorossi hanno giocato per lui, per loro stessi, per la città.

Arrivati allo stadio si notava subito fermento tra i presenti. Prima dell’inizio dal parcheggio si sono alzati anche i cori dei tifosi biancorossi, a caricare a mille tutto l’ambiente. Tanti anche i giornalisti da Modena, attrezzati per dirette, collegamenti e altre varie forme di comunicazione. Mi arriva la distinta. La guardo e penso: “Ok mister, ti giochi il tutto per tutto”. Leggendo la distinta si nota un buco di 5 calciatori in favore del Modena, la Vis in 18 con tre portieri. Quelle partite proprio da giocare con la carogna, un match che non mi sarei perso per nessun motivo al mondo.

Di Donato ha schierato la miglior formazione possibile. Non badando più di tanto ai calcoli under. La Vis è scesa in campo con due ’98 e un ’99. Tolto Ndiaye che non rietra nei parametri. Difesa a 3 ai limiti della perfezione con un Brignani che dopo due sbavature nel primo tempo è riuscito a salire di giri. Guidato da un Ferrani versione setter da caccia, marcatore eccezionale. Serviva uno così. E da Mattia Gennari che finché ha retto non si è risparmiato di un millimetro. Guerriero vero, il Gennari che abbiamo sempre conosciuto. Gli esterni finalmente erano esterni.

Non ce ne vogliano Stramaccioni e Tessiore, entrambi entrati nella ripresa in due ruoli a loro più consoni per caratteristiche. Terzo a sinistra Stramaccioni, mezzala Tessiore. Li dove possono rendere al meglio. Nava e Giraudo hanno bloccato le catene, salvo l’occasione fallita da Costantino nel finale partita dalla fascia sinistra del Modena. Anche loro ai limiti della perfezione. Nel finale entrambi superlativi quando si è trattato di gestire gli ultimi scampoli di partita.

La differenza però, come quasi sempre nel calcio moderno, la fa il centrocampo. A livello tattico una partita preparata magistralmente dallo staff tecnico. Per tutto il primo tempo costante pressione di esterni e mezzali quando il Modena provava a superare la metà campo. Non sempre riusciva, ma teneva alta la squadra abile a ripartire con Marchi, Gucci e l’estro di Di Paola. Gelonese da mediano ha convinto, come lo stesso D’Eramo che ormai gioca come un trentenne. Anche se è solo un ’99.

Su Di Paola si potrebbero dire tante cose. Riassumiamo. E’ un calciatore vero, che c’entra poco con la Serie C. Oltre ai piedi, la corsa mette anche un grande carattere in campo. E’ un leader giovane. La punizione un capolavoro: Gagno non piazza la miglior barriera della sua vita, Di Paola capisce che c’è uno spiraglio sul primo palo e che il portiere si aspetta il tiro sul secondo. Uno sguardo a lui, uno alla palla, un passo. Appoggio di piede sinistro e tiro. Tutti in piedi al Benelli. Un goal che se ci fossero stati i tifosi, veniva giù veramente la Prato.

L’esultanza di Manuel Di Paola, Vis Pesaro-Modena 1-0. (foto di Filippo Baioni)

Nel finale si è sofferto in due occasioni con Costantino. Più una bella parata di Ndiaye arrivata dopo una palla visionaria di Sodinha. Probabilmente il destino ha voluto che non doveva entrare. Gli dei del calcio hanno dato ragione a Di Donato. E se la merita tutta. Una menzione anche per due giocatori di grande qualità. Il primo è Gianmarco De Feo, felici di vederlo di nuovo in campo. Sperando che resti in biancorosso. Il secondo è un avversario, a cui ogni volta non si può far altro che battere le mani ed è Felipe Sodinha. Un genio del calcio, uno che tocca la palla così poche volte si vede.

La cosa più bella ancora non l’ho scritta. L’arbitro fischia, Marchi guarda subito verso la panchina. E urla “mister vieni qui”. A prendersi l’abbraccio del gruppo. La Vis Pesaro ha vinto, e torno a casa felice.

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