EDITORIALE – Non è successo niente

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Luca Gelonese, tra i perni del centrocampo biancorosso (foto: Vis Pesaro 1898)

È andata così e così poteva tranquillamente andare. Perdere contro la prima in classifica fa parte del naturale ciclo di vita di qualunque squadra di un qualunque campionato, alla Vis Pesaro non è andata peggio che a molti altri. Il che, comunque, non significava partire già sconfitti. E infatti la squadra di Di Donato ha retto molto bene per i primi 45 minuti – che “ai punti” avrebbe meritato di vincere -, meno nella ripresa. Crollando un po’ sotto i colpi del Padova, un po’ sotto le stilettate della sfortuna.

Perché non è successo niente, ma poteva andare meglio. Parliamo degli infortuni. All’elenco capitanato (in tutti i sensi) da Gennari, sul finire della scorsa settimana si sono aggiunti Nava e Benedetti. Senza considerare Giraudo che siede da due partite consecutive in panchina perché non al top. Lazzari è sulla via del recupero, ma non gioca dallo scorso 24 gennaio e vien da sé che, per quanto in miglioramento, non si possa fare troppo affidamento sulle sue condizioni. Almeno non nell’immediato che significa derby.

Ora che anche Tassi e Stramaccioni hanno alzato bandiera bianca (verranno valutati a partire da domani), la rosa inizia ad accorciarsi pericolosamente. L’uscita anzitempo dal campo del difensore di proprietà della Juventus ha anche costretto i suoi a giocare in 10 l’ultimo quarto d’ora. Oltre che a incassare il gol del doppio svantaggio sul calcio d’angolo seguente il suo infortunio. Al di là di questo cruccio, è l’infermeria semi-piena l’unica vera scoria che resta appiccicata ai biancorossi dopo lo 0-2 contro il Padova.

In questa Pearl Harbor o Caporetto per i più nazionalisti, un sorriso ce lo strappa De Feo, reintegrato in squadra dopo oltre un mese e mezzo da separato in casa. È chiaro che il suo apporto sul finale di stagione non sarà solo numerico. Lasciarlo ai margini per così tanto – e per così poco, verrebbe da dire – è stato un suicidio tecnico che, come noto, non va imputato al mister. Amici come prima fino al termine della stagione, poi si tireranno le somme.

Intanto, se la Vis Pesaro è riuscita a sopperire alla mancanza di uno dei suoi migliori giocatori è stato per via dell’evidente crescita di tutto il gruppo. La sconfitta di ieri non sposta nulla. Tutti bravi, ok, ma qui non vogliamo fare i democristiani. Escludendo dalla lista quel genio calcistico di Di Paola, il premio come “miglior (ri)scoperta” va senza dubbio a Gelonese. E voi tifosi sembrate essere d’accordo.

Relegato in panchina da Pezzi nella prima parte di stagione, col tempo e con lo spazio lasciatogli dall’ex Carpi, finito a Pistoia, Gelonese si è preso la Vis a suon di recuperi palla. Un distruttore perfetto. Tra l’altro la seconda miglior occasione contro il Padova è arrivata direttamente dal suo destro, che ha calciato alto la sfera sradicata un attimo prima dai piedi di Della Latta. Alla fine ci avevano visto giusto da San Benedetto a dire che uno così “l’avrebbero rimpianto”. Forse anche per via del suo ingaggio non da Champions League? Da chiedere a Maxi Lopez.

Per le buone prestazioni dell’ultimo periodo si meritano una menzione d’onore Ferrani, Carissoni, Giraudo, Nava e Cannavò (perché in panchina?). Però anche basta con i complimenti. Li smorzo con due cose che non vanno: la poca sicurezza che trasmette chiunque stia tra i pali e la forma di Germinale, che è un bomber di categoria ma che a fine marzo non è ancora entrato in condizione. Un gol contro il Fano sia pronto a smentirmi.

Due difetti in un mare di cose buone: è lì che bisogna insistere, e Di Donato ovviamente lo sa. Per questo il gruppo è compatto e “vince e perde insieme”, Di Sabatino docet. Va bene così, contro il Padova non è successo niente. Spirito e atteggiamento sono quelli giusti ma, ehi, occhio che nulla è stato ancora deciso. Mancano sei giornate, quattro scontri diretti: Fano, Imolese, Arezzo e Fermana. Poi forse si potrà guardare la classifica e tirare almeno un mezzo sospiro di sollievo.

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