EDITORIALE- Tempi difficili chiamano soluzioni forti. Meno silenzi, più responsabilità

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Arezzo Vis tifosi
Vis Pesaro-Arezzo 0-0, 21 settembre 1997. (Foto d'archivio)

Premessa, ma doverosa. Chi scrive queste righe, e tutti i suoi colleghi, lo fanno per un motivo. La passione e l’amore per la Vis Pesaro. E tutti voi sapete quanto sia doloro commentare un momento del genere. La sconfitta di Legnago, ma anche tutto quello che ne è succeduto, hanno forse rappresentato il fondo di questi tre anni di Serie C. Senza alibi, scusanti o addolcimenti vari. Un fondo toccato nella stagione in cui, numeri alla mano, si è investito di più nel progetto tecnico biancorosso. Da qui la rabbia, frustrazione e malcontento che la situazione ha generato in chi come noi, ha attaccati come seconda pelle i colori bianco e rosso.

Un fondo toccato dopo mesi di scelte sbagliate ed errori continui. Che non stiamo qui a ripetere, tanto tutti conoscete. Promesse, parole e sogni che poi si sono rivelati essere soltanto delle chimere. Consegnando nelle mani dei presidenti, e della città tutta, un prodotto calcistico che forse vale un quarto di quello che è costato. Forse.

Oggi ho letto un bel commento, da parte di un tifoso, sui social. “Pensate alla Vis come se fosse vostra madre”. Vero. E ad una madre non si può far altro che voler bene, stargli vicino e supportare con le azioni quotidiane. Sono stati fatti degli errori è vero, è sotto gli occhi di tutti. C’è ancora tempo e spazio per rimediare ma va fatto adesso. Altrimenti la toppa rischia di essere peggio del buco.

I silenzi, anche verso la stampa, non servono. O perlomeno non bastano. Se poi non sono accompagnati da riflessioni lucide e concrete. Questa categoria è una spesa, una lotta, un inferno. Che nessuno da Pesaro vuole abbandonare. E per non abbandonarla servono uomini di calcio. Serve una scelta. O si taglia adesso, o si investe cercando di rimediare.

Qualcuno tra gli addetti ai lavori si dovrebbe vergognare per essersi permesso di pensare in estate che questa squadra potesse fare a meno di un uomo come Lorenzo Paoli. E i risultati si vedono, questa è una squadra che ha perso l’anima. Ammesso e non concesso che ne avesse mai trovata una. Serve gente che ami la Vis Pesaro, che lotti per la causa. Che non lo faccia soltanto per avere un contratto. In tutti i piani, dalla dirigenza ai calciatori.

Servono uomini. E in giro ci sono. Basta volerli prendere. 

L’ultimo saluto ad Angelo Becchetti.

Condividiamo ogni singola lettera scritta dalla società oggi. Che, per onore di cronaca, al funerale di Becchetti, che si è svolto questa mattina alle 11 alla Chiesa di Sant’Agostino, era presente con il suo addetto stampa Nicholas Masetti e il responsabile web Maurizio Sabatini. Portando una maglia, un gagliardetto ed un mazzo di fiori. Dalla redazione di SoloVisPesaro, ciao grande mister. Sei stato uno dei più grandi della storia biancorossa, e dalla storia di questa città verrai sempre ricordato come meriti.

crediti foto: Vis Pesaro 1898

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