EDITORIALE – A Verona un punto per la classifica ma il gioco è da rivedere

0
Virtus Verona
Virtus Verona-Vis Pesaro 0-0 (foto Vis Pesaro 1898)

Un punto figlio della prima gara stagionale a porte inviolate. Questa, in sintesi, la cifra della trasferta di Verona. Un appuntamento sulla carta insidioso quello del “Gavagnin-Nocini”, che si è tradotto in un gettone utile a muovere una classifica fino a qui non particolarmente brillante. Ripartire da ciò è imperativo categorico: mercoledì al “Benelli” arriverà la Triestina e allora sì che sarà un match spartiacque. Per gioco, morale e graduatoria. Tre elementi su cui giocoforza si basa il giudizio dell’intera piazza. Più di qualsiasi dichiarazione d’intenti dell’estate che fu.

CINQUE OCCASIONI NITIDE PER I VERONESI. BASTIANELLO E FORTUNA DECISIVI

Bisogna essere contenti di aver fatto una prestazione così su un campo molto complicato”, ha commentato mister Galderisi nel dopogara. Se la Virtus Verona possiede la difesa più ermetica del girone (2 sole reti subite), è altrettanto vero che la supremazia territoriale dei veneti si è percepita per tutto l’arco dei novanta minuti. O quasi. A partire dalle ammonizioni rimediate da Stramaccioni, Brignani e Nava dopo altrettanti falli commessi su un incontenibile Zarpellon. La reazione dei biancorossi ha trovato ragion d’essere per lo più in lanci lunghi e nei guizzi di Marcheggiani, Cannavò e Gennari (quest’ultimo MVP di SoloVisPesaro). Cinque invece le occasioni nitide create dai ragazzi di Fresco: Arma, Pellacani e Zarpellon nel primo tempo, Cazzola e Manfrin nella seconda frazione. Opportunità che se capitalizzate avrebbero modificato l’inerzia della gara. Una manciata di buona sorte, il temperamento del reparto difensivo guidato da Gennari e un paio di parate di Bastianello hanno scongiurato salite ben più ripide. Già, Bastianello. Pur alle prese da giorni con noie muscolari, il classe ’98 si è portato a casa un clean sheet tutt’altro che trascurabile. Il tutto in attesa di sciogliere il caso società-Puggioni: nei prossimi giorni se ne saprà di più.

Gioco e identità da una parte, individualità dall’altra. La bilancia, almeno per ora, sembra pendere verso i singoli. La qualità di certo non manca: Marchi, Gennari, Pezzi, De Feo, Nava, Stramaccioni e Marcheggiani ne sono l’esempio. Eppure sembra mancare quel collante che permetterebbe alla squadra di fare un decisivo salto di qualità. Come conquistarlo? Lavoro e compattezza in campo, in primis. Ma anche gli stessi risultati positivi. Quelli capaci di dare linfa e morale. Mercoledì l’opportunità è ghiotta e assicurarsi lo scalpo della Triestina sarebbe un ottimo volano. Perché un cambio di passo è più che mai necessario.

LASCIA UN COMMENTO

Commento
Nome