EDITORIALE- Vis Pesaro, da queste sconfitte si può soltanto imparare

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I giocatori della Vis Pesaro dopo il momentaneo pareggio di Ettore Marchi a Modena (foto: Vis Pesaro 1898).

Proviamo ad analizzarla a mente semi-fredda. Vis Pesaro che esce con le ossa rotte, quantomeno nel punteggio, dalla tana del Modena nella seconda partita di campionato. Un 3-1 che racconta poco e niente di ciò che si è visto in campo. Una Vis che compatta gioca, crea, produce. A tratti sembra anche divertirsi con la palla tra i piedi. Ma che viene punita tanto dalle decisioni arbitrali quanto da alcune sbavature dei giocatori in campo al Braglia. Palla dentro, palla fuori. Fallo o non fallo in area. Under o over in difesa. Tanti discorsi, che spesso però lasciano il tempo che trovano. Specialmente in un campionato come questo, dove non ci si ferma mai. Dove è già tempo di pensare a mercoledì. Quando i biancorossi andranno a caccia della prima vittoria stagionale sul campo del Ravenna. Squadra che anche ieri ha collezionato la sua seconda sconfitta consecutiva.

Togliamoci subito il dente. L’arbitraggio del signor Collu, discorso poi estendibile a tutta la terna, è stato pessimo. Totale confusione nella gestione di falli e cartellini, in un match neanche più di tanto acceso e sicuramente molto corretto. Gli episodi (gol non convalidato a Marchi, e fallo in mischia di Bismark) poi sono da 2 in pagella. Concorso di colpe con il suo assistente, in ritardo di 15 metri dalla posizione ottimale per giudicare la traversa di Marchi. Bocciatura senza sconti. Gli auguriamo, anche visti i precedenti (ve lo ricordate Vis Pesaro-Campobasso in Serie D?), di fare fin da subito il doppio salto in Serie A. Almeno fino alla fine della prossima stagione non correremo più il rischio di passare altri pomeriggi simili.

 Ma appellarsi soltanto all’arbitraggio è da perdenti. E la Vis Pesaro vorrà sicuramente dimostrare sul campo, con l’ormai famosa “umiltà ambiziosa” coniata proprio dal tecnico Galderisi, di non esserlo. Cerchiamo di capire cosa ha funzionato e cosa invece è andato storto, spingendoci oltre il 3-1. Un risultato tra i più bugiardi che abbiamo visto negli ultimi anni. Senza voler togliere nulla all’avversario. Un Modena esperto, scafato, a tratti anche malizioso. Sicuramente furbo. Che ha saputo far scorrere le lancette una volta passato in vantaggio. Per poi chiudere con una perla di Sodinha dai 30 metri. Puggioni non impeccabile è vero, ma davanti a gol così c’è da alzarsi in piedi e battere le mani. Per quanto sia doloroso quando ti trovi dall’altra parte.

La partita: davanti Marchi è onnisciente, ma non può giocare da solo. Troppi 3 tiri concessi e 3 gol subiti

Partiamo dai numeri. Leggendoli possiamo avere una precisa chiave di lettura. Vis Pesaro, 5 tiri in porta e 1 gol segnato. Modena, 3 tiri e 3 gol. Basterebbe questo a far capire cosa ha fatto realmente la differenza. La concretezza. Quella stessa caratteristica che Galderisi va ricercando da settimane. Ciò che porta una squadra come il Modena a vincere una gara che non avrebbe meritato ai punti. Non discutiamo la scelta del tecnico biancorosso di riproporre ancora la stessa difesa vista contro il Legnago. Se in casa i gol subiti erano stati due, oggi si è fatto ancora peggio portando il conto a 5 in due partite.

Nel complesso la retroguardia vissina non ha neanche giocato una brutta partita. Però due sbavature di Fabrizio Brignani hanno portato a due reti modenesi. Non ci sentiamo di addossare tutta la colpa a Brignani, che a parte questi due episodi ha giocato una signora partita con anticipi, chiusure e diagonali importanti. Stesso discorso per i giovani Farabegoli e Stramaccioni. Oltre che per il rientrante Mattia Gennari.

A centrocampo i passi avanti più importanti. Partita sufficiente per gli esterni Nava e Pezzi. La sorpresa è stata l’ulteriore crescita di Gelonese e Benedetti. Destinati a diventare la coppia titolare della mediana biancorossa. A discapito di un Ejjaki che comunque quando è entrato ha saputo portare gamba e qualità.

Il punto cruciale resta il reparto offensivo. Dove,almeno per il momento, non ci sono soluzioni a livello di Ettore Marchi. Un gigante in campo, con i piedi e con la testa. Sempre nella posizione corretta al momento di ricevere palla, una gara giocata da trequartista ad aprire varchi per Cannavò e D’Eramo schierati ieri come riferimenti offensivi. La sensazione è che ancora lì non ci siamo. Scalpita Bismark, il migliore dei subentranti. Oltre che Flavio Lazzari, per lui 8 minuti nel finale, e Gianmarco De Feo. La sensazione è che lì davanti serva peso ed esperienza, che Marchi non possa portare la croce e dire la messa.

E’ anche da sconfitte come queste, anzi, soprattuto da sconfitte così che si impara. Si impara ad essere squadra. A reagire con grinta e coraggio. A voltare pagine e andare in cerca dei primi tre punti stagionali. Il campionato è appena iniziato, le potenzialità ci sono. Imparare dagli errori e dalle sconfitte. Sempre. Per uscirne ancora più forti di prima.

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