Fedeltà, tradizione e passione. I 40 anni del movimento ultras di Pesaro

40° anniversario del movimento ultras di Pesaro

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Pierluigi Spagnolo che parla con il megafono ai tanti tifosi presenti

Nel giorno dell’addio di Matteo Tomei dalla Vis Pesaro, i tifosi della curva Prato si sono riuniti in Baia Flaminia. Al circolo Mobilieri di Piazza Europa è andato in scena il 40° anniversario dalla nascita del movimento ultras nella città di Pesaro. Una città che vive di calcio da quasi 121 anni, una tradizione calcistica tra le più antiche d’Italia, una curva che con i diversi gruppi ha calcato i gradoni di ogni stadio percorso dalla propria squadra. La squadra della città.

Dai Vis Boys degli anni ’80-’90-’00, passando per i ricordi dei tifosi scomparsi come Filippone e Massimiliano Capanna, e arrivando all’omaggio del tifoso Cesco ancora all’ospedale dall’attacco cardiaco dello scorso 13 aprile. Proprio a lui è dedicata la raccolta fondi della giornata trascorsa. All’ingresso del circolo spicca lo striscione del gruppo 1898 con scritto: “Forza Cesco, lotta da ultras”. Fedeltà e amore che vanno oltre i colori, raggiungendo amicizie nate e consolidate nei gradoni della curva Prato del Tonino Benelli.

“Per me il Benelli è sempre stata come una casa” racconta un tifoso della Vecchia Guardia camminando tra gli striscioni e le pezze allestite nel corridoio che porta alla mostra. Vengono anche sfoggiate sciarpe biancorosse raccolte dai tanti tifosi fedeli della curva Prato. Nella sala della mostra, tra foto e vecchie maglie, colpisce la bacheca con cronache di giornali delle partite di C1 e C2. “Pesaro, una città del pallone”, “Non è un sogno, è tutto vero”, “La Vis Pesaro in trionfo, la città è in festa” sono alcuni dei titoli dei giornali conservati, ancora in bianco e nero. Il giornalista in fondo lascia sempre ricordi che possono essere ritagliati.

E proprio per l’occasione è stato invitato un giornalista della Gazzetta dello Sport, Pierluigi Spagnolo, autore del libro “I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano“. Da due anni il testo è nella top 10 dei libri sportivi più venduti su Amazon (in autunno uscirà anche in lingua tedesca). Di fronte a un pubblico numeroso (hanno partecipato alla festa circa duecento persone), Pierluigi ha raccontato il mondo ultras. Tra passato e presente: “Potrei fare l’accredito negli stadi ma quando posso preferisco seguire la mia squadra (il Bari) con i miei amici ultras” racconta Spagnolo davanti ai tanti tifosi.

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Storie di divergenze, differenze, libertà e privacy violate, scontri e leggi. Il daspo (legge 401/89), il decreto Minniti (dal nome del ministro dell’Interno del governo Gentiloni) e il nuovo decreto sicurezza bis (proposto da Matteo Salvini). Proprio quest’ultimo dall’articolo 13 al 18 del capo III parla di manifestazioni sportive. Sono queste alcune delle tematiche affrontante da Spagnolo che dichiara: “L’ultras è un tabù da sfatare“. C’erano anche gli amici pistoiesi, i gruppi del Porto Pesaro e dell’Antico Baluardo. C’erano le nuove maglie, i cappelli e gli adesivi, in attesa della stagione 2019/2020.

I tifosi nel pomeriggio hanno giocato un torneo di calcio a 5 che ha visto vincere la Gioventù. A bordo campo presente anche l’ex presidente della Vis Pesaro Roberto Bizzocchi che ha detto: “Questi tifosi sono una gioia enorme per me, da gusto vederli”. Nonostante una serata piovosa i presenti non si sono fermati. Cori, fumogeni e torce all’aperto con tante dediche ai tifosi diffidati. Presenti anche bambini con Spagnolo che al termine della conferenza ha fatto una dedica sul libro di uno di loro, scrivendo: “Al piccolo ribelle biancorosso”.

Perché come scrive Spagnolo nel suo libro: “Gli ultras degli stadi non sono né dei santi, né dei criminali […] L’analisi del fenomeno è ben più complessa e non può ridursi a una semplice generalizzazione […] Quella degli ultras è un’aggregazione spontanea di tifosi molto passionali, trasversale ed eterogenea, per natura con una forte connotazione ribelle e antagonista del sistema […] Gli ultras sostengono una squadra, esaltano l’appartenenza alla città e si identificano nel gruppo, quella variopinta comunità, il collante umano che li porta a stare insieme per seguire e sostenere la squadra del cuore”. 

 

 

 

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