Finalmente Vis Pesaro: fine anni ’60 tra serie C, debiti e clima di protesta

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Storia Vis Pesaro: una rete della stagione '65-'66, quella della vittoria della D e del ritorno in serie C

La fine della Vis Sauro e la costituzione della Vis Pesaro. La vittoria della serie D, la permanenza in serie C e il ritorno in interregionale. I debiti, lo stadio spesso pieno e la chiusura del Tonino Benelli causa sciopero dei dipendenti comunali, con i biancorossi che giocano a Fano la gara contro l’Anconitana.

Non è uno scherzo, ma la storia tra il 1965 e il 1970. È un calcio in bianco e nero, fatto di divise a bande verticali e palloni di cuoio. L’Italia ha da poco aperto la prima presidenza socialdemocratica (Psdi). Giuseppe Saragat è al Quirinale, mentre come presidenti del Consiglio si alterneranno negli anni personaggi – Aldo Moro, Giovanni Leone e Mariano Rumor – che faranno poi la storia dell’Italia della “strategia della tensione“. A Pesaro, in questo periodo storico, verrà inaugurato il casello autostradale (’67) e, come nel resto d’Europa e del mondo, ci saranno manifestazioni e contestazioni studentesche e operaie tra il ’68 e il ’69.

BENVENUTA SERIE C, BENVENUTA VIS PESARO

Presidenza di Terenzio Cecchini, panchina a Giuliano Tagliasacchi. Nella stagione 65-’66 sono questi i due punti fermi che hanno come contorno una rosa di spicco per la serie D girone C. Il duo offensivo Salvini-Paoloni (fanese doc, ex Alma) fa sognare il Tonino Benelli, visto che insieme segnano 28 dei 51 gol messi a segno dalla Vis Sauro (Salvini un gol ogni due gare giocate, 16 su 32). I tifosi sono entusiasti, riempendo ogni domenica i gradoni del Benelli: ci sono le prime coreografie, al via il merchandising e arrivano le prime multe per lancio di oggetti. I biancorossi volano per tutto il campionato, rimanendo imbattuti per ben 24 gare.

L’unico avversario degno di nota sono gli umbri del Città di Castello che il 24 aprile del 1960 rifila anche un netto 4-0 alla squadra di Tagliasacchi. Ma la classifica alla fine della stagione – nell’ultima gara rissa tra giocatori biancorossi e del Jesolo – sancisce: la Vis Pesaro è in serie C. Ecco, proprio la VIS PESARO. L’11 giugno del 1966, con lo statuto sociale, la società cambia nome e inizia ad assumere quella denominazione che oggi è ancora sulla bocca di tutti.

L’annata ’66-’67 in C, girone B, però è piena di difficoltà. La squadra non segna, i risultati mancano. Mister Tagliasacchi viene esonerato, al suo posto Alceo Silverii. Ma la sostanza non cambia: Vis Pesaro ultima con soli 25 punti torna in D. Arriverà però in estate il ripescaggio che permetterà al presidente Cecchini di iscrivere il club ancora in C.

L’INIZIO DELL’AUTUNNO CALDO IN CASA VIS PESARO

Sì al ripescaggio, ma sì purtroppo anche ai debiti. Tanti debiti. Un deficit annuale che inizia a preoccupare seriamente tifosi e sportivi. Una situazione critica che si sviluppa proprio con l’inizio delle prime proteste e rivolte in Italia, già nel 1967. Un autunno caldo anticipato. Ma inizialmente, in casa Vis Pesaro, i risultati sul campo permettono all’ambiente di continuare a respirare e far passare in secondo piano la crisi finanziaria.

Infatti, nella stagione ’67-’68 la Vis, da ripescata, conquista 36 punti e si salva con quattro punti in più dalla zona retrocessione, nonostante tutte e quattro le ultime partite giocate abbia perso. Il tecnico che permise la bella annata fu Angelo Becchetti, che vinse derby contro Anconitana, Maceratese, Rimini, Jesina e Del Duca Ascoli. Sempre sotto la guida del tecnico romano, arriverà la seconda salvezza consecutiva nella stagione ’68-69. Nonostante nel paese ci siano fronti accesi e violenze ogni giorno, il calcio continua. La Vis dell'”autunno caldo” conquista 37 punti e si salva, mandando in D Jesina, Maceratese e Forlì.

Ma i debiti continuano ad accumularsi: 60 milioni in tre anni, con un bilancio annuale che in conti economici e stati patrimoniali segna sempre meno nel rapporto tra ingressi e spese. Nella stagione ’69-’70 mister Becchetti rimane, ma cambia la presidenza che inizia ad essere sotto il nome di Mario Giorgi, che rimarrà fino al 1976. I soldi sono pochi, i risultati ancora meno. La Vis arriva ultima dopo un’annata complicata: nonostante otto vittorie (inclusi i tre punti in Sardegna, sponda Olbia) alla fine la classifica segna 26, meno sette proprio dai sardi.

Curioso ciò che accadde il 2 novembre del ’69: l’Italia scioperava, Pesaro uguale, i dipendenti comunali anche, quindi lo stadio Tonino Benelli non apre i cancelli e rimane chiuso. Ma la partita con l’Anconitana non viene rinviata e si gioca. E lo si fa al Mancini di Fano. Oltre il danno, la beffa, anzi la doppia beffa. Sconfitta per 2-3 e arbitro colpito da un sasso lanciato dagli spalti. Punizione: Vis-Spezia del 16 novembre si giocherà in campo neutro, a Riccione. I tifosi, nel clima dell’autunno caldo, protestano distribuendo un manifesto contro il sindaco Giorgio De Sabbata: “Ci manda in serie D”. Ci avevano visto lungo: la squadra nel ’70-’71 giocherà in serie D, girone D, e De Sabbata nelle elezioni amministrative del ’70 lascerà il posto a Marcello Stefanini, sempre del Partito comunista italiano (Pci).

(FONTE 100 ANNI DI VIS)

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