Gli anni ’40: la guerra e il sogno di rinascita. Una Vis Pesaro tutta Pepe

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Vis Pesaro-Cesena (42/43), finì 2-0 per i pesaresi

LEGGENDA BIANCOROSSA, SECONDO CAPITOLO

Quella che si affaccia agli anni 40, del secolo scorso, è una Vis Pesaro dalle grandi speranze. Dopo il quarto posto della stagione 38/39, al debutto in Serie C nazionale, i biancorossi (pardon, in quegli anni biancazzurri) dovranno fare i conti con l’arrivo della seconda guerra mondiale, iniziata da Adolf Hitler il primo settembre 1939, con l’invasione della Polonia. Il decennio dei 40 sarà dalle due facce: distruzione e tentativo di rinascita. In mezzo la miseria e la devastazione che una guerra porta sempre con se. Pesaro intanto cambierà per sempre. L’atmosfera rilassata che si poteva godere nelle stagioni balneari lascerà spazio al terrore delle bombe.

Il calcio continuerà fino alla stagione 42/43, per poi fermarsi per due anni e riprendere nel 45/46, a conflitto ormai finito. I tempi bui della terra rossiniana sono stati proprio quelli dove il pallone si è fermato e non scorreva più sul prato verde. Bombe e stragi, tutt’ora ricordate in diversi luoghi del centro città. Spegnersi per poi rinascere, quel maledetto pallone però tornerà ancora una volta a rotolare su quel rettangolo verde che da più di 100 anni ha fatto innamorare di questo sport intere generazioni.

Prima dello stop per la guerra, l’inizio delle leggende Pepe e Copponi

La stagione 39/40 inizia con i migliori auspici, per lo meno dal punto di vista sportivo. Ma la Vis Pesaro dovette fare i conti con un vero e proprio ridimensionamento, dal quarto posto dell’anno prima si passò invece ad un quartultimo piazzamento, davanti però a Jesina, Sangiovannese, Ascoli e Fano. In panchina finì l’era di Francesco Ekker, esonerato alla 12esima giornata per far spazio a Serafino Aureli. In porta un certo Ferri Carlo, che però si divise le presenze con Alberto Copponi all’esordio assoluto con i pesaresi. Anche le 7 reti di Ezio Pepe facevano presagire quello che sarebbe poi diventato un faro dell’attacco della Vis Pesaro. La partitissima Vis Pesaro-Cagliari 3-2, un delirio per i sostenitori della Vis.

Il 40/41 è stato un ulteriore calvario. Ben tre allenatori nel primo anno di presidenza di Claudio Cangiotti. Una salvezza sofferta ed arrivata all’ultimo, i pesaresi riuscirono a mettersi alle spalle l’Ascoli. In porta questa volta Copponi era diventato insostituibile, mentre davanti il solito Pepe trascinò la squadra con 16 gol.

Nel 41/42 la svolta. Il presidente Cangiotti chiamò in panchina Giordano Corsi (anche giocatore in questa stagione) che iniziò il suo percorso a Pesaro che poi durò per 10 anni. In porta sempre il solito Copponi, in attacco tutto cambiò. Ezio Pepe, classe ’22 e calabrese d’origine, ricevette una chiamata dalla Marina Militare, erano anni di guerra dopotutto. Complice anche qualche scaramuccia con la società, il centravanti giocò una sola partita e fu rimpiazzato per tutta la stagione da Trentino Bui, che mise comunque a segno 11 reti. A fine stagione fu ottavo posto e 30 punti totali in classifica.

Nel 42/43, l’ultimo anno prima dello stop, il grande balzo in avanti. Presidenza sempre di Cangiotti e panchina saldamente nelle mani di Giordano Corsi. Tornò dalla Marina anche Ezio Pepe, un’autentica macchina da gol. La Vis Pesaro raggiunse il quarto posto, in Serie C girone H, dietro soltanto a Chieti, Ascoli e Forlì. Il nostro Ezio Pepe batté a soli 21 anni ogni record precedente, con 17 gol in 20 presenze. In porta sempre Copponi, autentica saracinesca.

La rinascita dopo le bombe, Pepe non si ferma più

A conflitto finito anche il calcio tornò. La prima stagione (45/46) in Serie C fu una rivoluzione. La presidenza venne presa da Oscar Dolcini che nominò allenatore Armando Gasperotto. Esperienza in panchina che durò poco, 7 giornate, fino al ritorno di Giordano Corsi. Ma la Vis Pesaro poteva contare ancora una volta sulle parate di Copponi e sui gol pesantissimi di Pepe. L’attaccante ridicolizzò le difese avversarie, riuscendo a segnare 24 reti in 24 presenze. Un fenomeno assoluto. A fine anno furono 26 i punti in classifica con un sesto posto. Memorabile Vis Pesaro-Ascoli, che finì 5-0 in un tripudio cittadino.

Il 46/47 fa rima con terzo posto, il miglior risultato di sempre in Serie C fino a quel momento. Pepe spiccò il volo verso la Serie B (Cosenza), e nessuno potrà dire dove quella squadra (Sforza, Rossi Jone, Bedosti, Copponi e Baffioni sopra tutti) sarebbe arrivata con i gol della punta calabrese. In attacco venne preso Casadio, che riuscì comunque a mettere a segno 9 reti.

Gli ultimi 40, a Pesaro arriva Totti. Nicoletti: 11 gol a 17 anni

Le ultime due stagioni del decennio vedono sempre Corsi in panchina, ma la presidenza passerà nel ’48 da Oscar Dolcini a Francesco Gallinelli. Il 47/48 vede la Vis Pesaro arrivare quarta, dietro Rimini, Cesena e Fano. Sono 37 i punti totali, Casadio non va oltre le 3 reti ma dal Bologna arriva un ragazzino di tutto rispetto. Un certo Totti, sconosciuto ai più e con nessun legame di parentela con Francesco di Roma, che riuscì comunque a fare 10 gol nella sua stagione di esordio.

Nel 48/49 ci fu una riforma delle leghe calcistiche. La Vis si ritrovò in Promozione, girone g. Un campionato pieno di squadre (18, record per l’epoca) in cui i pesaresi si piazzarono al nono posto, esattamente a centro classifica. In panchina sempre lo storico Giordano Corsi. Una nuova generazione di calciatori stava prendendo piede, erano i ragazzi degli anni 30. Tra loro “CuccioloNicoletti, che minorenne mise a segno 11 gol in 23 presenze. Da quel momento i venti di guerra erano sempre più distanti, gli anni 50 erano alle porte. Ma questa è un’altra storia, che vi racconteremo nel prossimo capitolo di Leggenda Biancorossa.

 

FONTE: 100 ANNI DI VIS (1998)

 

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