EDITORIALE – Da fenomeni a brocchi è un attimo, e viceversa

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vis pesaro gucci
Gucci rammaricato durante la partita contro il Ravenna (crediti: Vis Pesaro 1898)

Se c’è una cosa che mi fa un sacco ridere del calcio, è la schizofrenia che lo circonda. La facilità con la quale, a seconda di come tirano il vento e gli attaccanti (in porta o in curva), si passi dall’essere campioni del mondo a bidoni dell’indifferenziata. Che se Di Paola non la decide contro il Modena, siamo retrocessi. Altrimenti – e così è andata – la salvezza è una passeggiata e, perché no, daje che le vinciamo tutte. Sia chiaro: che la palla entri o meno, nel calcio, fa un certa differenza. Vi do il tempo per applaudire la mia congettura da premio Nobel. Fatto…? Ecco. Che la palla entri o meno, nel calcio, fa un certa differenza, però bisognerebbe analizzare anche il contesto. Non ci si salva puntando il dito o benedicendo gli episodi.

Prendiamo il Gubbio. Il Gubbio che arriva al Benelli il 1° novembre ha 3 punti dopo 7 giornate (3 pareggi, 4 sconfitte) e perde contro la Vis Pesaro una partita che aveva dominato. Tanto che al fischio finale viene giustamente esonerato Galderisi e non il tecnico degli umbri, Torrente, nonostante i 5 punti di differenza a favore del Nanu. Bene: il Gubbio, fermo a 3 punti in 8 partite, senza mai vincere, oggi di punti ne ha 26 (4 in più della Vis Pesaro) dopo aver collezionato 6 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte da quello scontro diretto.

Sticazzi del Gubbio? Sono d’accordo. Eppure è uno dei tanti esempi calcistici di come essere equilibrati, piuttosto che schizofrenici, analizzare il contesto e non guardare solo al risultato, possa aiutare. Sono sicuro che, calcisticamente parlando, qualcuno Torrente l’avrebbe fatto fuori volentieri dopo quei 3 punti in 8 partite. Ma il Gubbio di oggi – una discreta squadra che può dire la sua per la salvezza – non è diverso da quello che perdeva non si sa come a Pesaro. Sono solo arrivati i risultati a legittimare un progetto evidentemente adeguato alle proprie ambizioni.

La Vis Pesaro che ha battuto il Modena è la stessa che ha pareggiato col Ravenna, sia per quanto riguarda gli aspetti positivi che per quelli negativi. Non si diventa da fenomeni a brocchi in quattro giorni. Né si restaura senza inciampi un progetto nato male e proseguito peggio arrivando a campionato in corso per rimettere insieme i cocci lasciati da chi c’era prima.

ASPETTI NEGATIVI

Parto dagli aspetti negativi perché tutti vogliono sentire prima la cattiva che la buona notizia, no?

LA STERILITÀ OFFENSIVA – In quanto a gol fatti, l’attacco della Vis Pesaro non è nemmeno così disastroso. Sì, è il quinto peggiore del girone (22) ma c’è chi con poche reti segnate in più ha fatto molto meglio. E chi ha fatto comunque meglio con diversi gol realizzati in meno (vedi la Fermana: 17 gol, è 4 punti sopra). Ovviamente conta anche la tenuta difensiva, ma ci arriveremo.

Di fatto, il problema non sta tanto nel numero ma nel come. Questa squadra non va mai in gol su azione. Se lo fa, spesso è casuale, quasi mai costruito. La rete di Di Paola contro il Modena arriva non a caso su punizione diretta, così come tante altre volte si è segnato su rigore o sugli sviluppi calcio piazzato indiretto o corner. Eccoli, gli episodi. A volte ti girano bene, altre non ti girano proprio. Non è sempre “domenica”.

LA COSTRUZIONE DELLA MANOVRA – Il problema si lega inevitabilmente al primo. Certo, gli infortunati (Ejjaki e Benedetti) potrebbero dare qualcosa in più, ma anche con loro in campo non si è mai sentita molto la differenza. Per caratteristiche, Di Paola è l’unico in grado di costruire qualcosa di interessante ma non può nemmeno essere lasciato solo. La società avrebbe cercato di rimediare con Tassi – fermo da quasi un anno -, finito subito in infermeria per un problema al polpaccio. Sfortuna, sì, però…

I CAMBI – Spesso, soprattutto da quando esiste la regola delle 5 sostituzioni, chi entra può fare la differenza. Ma la Vis Pesaro non ha giocatori capaci di garantire il cambio di passo in panchina. Piuttosto doppioni (Gucci-Germinale, Nava-Carissoni, D’Eramo-Tessiore) da inserire più freschi ma difficilmente in grado di fare da spacca-partite. Qualcuno con quelle caratteristiche c’è (Panniteri, De Feo, Cannavò, Lazzari). Per un motivo o per un altro, però, nessuno di loro gioca o entra con continuità.

ASPETTI POSITIVI

LA CONCENTRAZIONE – La Vis Pesaro vista contro il Modena ci è piaciuta perché si è dimostrata attenta, diligente, concentrata. E nella gara col Ravenna niente di tutto ciò è venuto meno. I romagnoli non sono il Modena, ma questa differenza di valori in campo può essere – e lo è stato – anche un limite. Venendo a Pesaro per giocare una gara sporca e non per tenere il pallino del gioco, il Ravenna ha chiuso tutti gli spazi a una Vis che ha già difficoltà patologiche nel trovare il gol. Nonostante questo, la squadra di Di Donato non è caduta nella trappola scoprendosi eccessivamente e alla fine ha portato a casa il punto. È mancato coraggio? Sì.

LA TENUTA DIFENSIVA – Naturale conseguenza della concentrazione. Non subire gol per due partite consecutive, per la quarta peggior difesa del girone, è tanta roba. Anzi: è il primo passo per salvarsi. Perché se segni poco, almeno non devi prenderle. Così è più facile pescare il jolly come con Di Paola sabato scorso (e al 94′ quasi il Ravenna si faceva autogol…).

LA COMPATEZZA – Al di là dell’aspetto tecnico, l’impressione è che questo sia un gruppo che abbia davvero fatto quadrato sia tra compagni, che con l’allenatore. Merito di alcune cessioni fondamentali e del rinnovamento di 1/3 dello spogliatoio, visto che a gennaio sono arrivati in 8 (Ndiaye, Bertinato, Di Sabatino, Ferrani, Carissoni, Tassi, Gucci, Germinale). In una stagione partita con il caso Puggioni, proseguita con l’esonero di Galderisi e le dimissioni di Borozan e Crespini, benedetto sia un po’ di equilibrio.

ALTRE CONSIDERAZIONI

DE FEO – Ecco, in questo contesto non mi pare molto saggio aprire un nuovo caso, come ha fatto ieri sera il responsabile dell’area tecnica Peroni. In sintesi: De Feo non ha risposto al telefono alla società nell’ultimo giorno di mercato, facendo così saltare un “grande acquisto” già concordato. E per questo è stato messo fuori rosa. Sarebbe interessante disporre una visione più completa delle cose. Intanto, però, possiamo ricucire?

IL CAMPO DEL BENELLI – Qui non si punta il dito contro nessuno, doverosa premessa. Ma c’è un dato di fatto: il terreno del Benelli è indegno di un campionato professionistico. E non vale nemmeno l’obiezione che “anche la squadra ospite è costretta a giocarci”. Sì, certo, ma una partita all’anno. Mica 19 come la Vis Pesaro. Non si perde per il campo, ma credere che a lungo andare non sia penalizzante è quantomeno bizzarro.

C’è spazio per qualche piccolo miglioramento, ma la Vis Pesaro questa è. Non cambierebbe radicalmente con un fantomatico ritorno del precedente allenatore – che, tra l’altro, ha costruito passo per passo una squadra ormai smantellata: forse c’era qualcosa che non andava? -, così come non è cambiata radicalmente con Di Donato. Non è una squadra di brocchi, non è una squadra di fenomeni. Ora bisogna pensare a salvarsi e ricostruire tutto da capo in estate. Questa volta con serietà e magari senza fare il passo più lungo della gamba solo per caricare l’ambiente. Come abbiamo visto, è un’arma a doppio taglio.

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