Il Rimini è retrocesso in Serie D. Un finale immeritato, deciso a tavolino

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Lo stadio di Rimini, prima della gara contro la Vis Pesaro di questa stagione

SoloVisPesaro, il nostro nome non dovrebbe parlare di altre realtà nello specifico. Ma questa volta facciamo un’eccezione, raccontando ciò che accade a 40 chilometri da Pesaro, direzione nord. Parlando del Rimini calcio, retrocesso in Serie D, a tavolino, dopo la riunione di ieri del Consiglio Federale. Motivo: la sfortuna di essere ultimo in classifica dopo 27 giornate. Ripetiamo, sfortuna. Che ora macchia l’ingiustizia.

Perché parliamo di decimi se guardiamo l’algoritmo (vedi foto sotto), di numero di vittorie se scorriamo fino in fondo la classifica del girone B. Non si parla di gol fatti, subiti, differenza reti o scontri diretti. E neanche di punti. Il Rimini ne ha conquistati 21 in 27 gare giocate, gli stessi dell’Alma Juventus Fano, segnando lo stesso numero di reti, incassandone altrettante e con un passivo paritario sancito a -18.

 

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Ma la differenza sono le sole quattro vittorie (di cui una contro la Vis Pesaro) in casa Rimini. Mentre a Fano risplende un 5, scolpito grazie alla vittoria nell’ultima gara giocata il 22 febbraio, vinta 2-0 contro l’Imolese. Il Rimini quel sabato pareggiava a Verona contro la Virtus, 0-0, allungando il buon periodo: il mese di febbraio i romagnoli non hanno mai perso, pareggiando contro Carpi e Gubbio e vincendo contro il Modena. Insomma, quel fatidico sabato di ormai tre mesi fa, il Fano ha agguantato il Rimini. Ma in realtà lo ha superato (29,75-29,02 dice l’algoritmo), condannandolo alla retrocessione in Serie D dopo due anni di professionismo.

Ma la perdita del calcio che conta è arrivata a tavolino, con ancora 11 gare da giocare. 33 punti a disposizione, soli 7 di distacco dalla salvezza (Vis Pesaro e Gubbio a 28). Lo ha deciso la Figc, non il campo. Interi sforzi economici e morali di una piazza, rivale storica della Vis Pesaro, si sono smaterializzati dietro una riunione dei vertici del calcio italiano. Tifoseria, città e società sono ora sconfortate. L’ormai ex presidente del club, Giorgio Grassi, ha dato le dimissioni.

Il Rimini farà ricorso al Coni. E se andrà male al Tar. “Vergognatevi”, è stato il grido del sindaco Andrea Gnassi, riferendosi alla decisione presa dalla Figc. All’ingresso dello stadio Romeo Neri la curva ha esposto uno striscione con scritto: “Una retrocessione con 11 partite da giocare, solo vergogna la potete chiamare”. Al tifo organizzato sono arrivati tanti messaggi di sostegno da parte di decine e decine di gruppi ultras sparsi per l’Italia. Oltre le rivalità, oltre i colori sociali.

Lo striscione dei tifosi del Rimini (crediti foto dal gruppo di Serie Chat Gir.B)

Segno che questa decisione del Consiglio Federale ha colpito tutti. Per cause di forza maggiore è capitato al Rimini. Ma poteva capitare a chiunque. L’epidemia da Covid-19 è stata scoperta in Italia in quel cruciale weekend. Se accadeva il fine settimana prima, il protagonista di questa sventurata e ingiusta storia sarebbe stato il Fano. La settimana dopo, chissà, l’Arzignano Valchiampo, citando un’altra squadre impegnata nella lotta salvezza.

Poi l’infezione è diventata pandemica e il campo non lo ha più visto nessuno. Ora che la situazione è migliorata il campo qualcuno lo rivedrà. Per giocarsi una promozione in Serie B o una permanenza in Serie C. Ma non il Rimini, condannato alla Serie D. La Figc e la Lega Pro potevano pensare a playout allargati a cinque squadre o a sfide alla tedesca (come vi avevamo proposto tra Bundesliga e 2. Bundesliga) tra ultime tre di ciascun girone che avrebbero sfidato le prime dei nove gruppi della Serie D.

Altra ipotesi uno scontro diretto tra Fano e Rimini o un blocco delle retrocessioni, punto immediatamente bocciato dalla Figc settimane fa. Ma invece l’ultima di Serie C (situazione simile ma non uguale per il Gozzano nel girone A) ci ha rimesso le penne. Sarà una lunga estate sulla costa romagnola. Si lotterà fuori dal campo – un po’ come fanno sempre i tifosi – proprio quel luogo dove è stato deciso un finale immeritato.

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