Lorenzo Paoli, addio amaro: “Essere messo in stand-by mi ha spiazzato”

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Il Capitano della Vis Pesaro Lorenzo Paoli (crediti foto Vis Pesaro 1898)

Forse l’articolo più difficile da scrivere sulla Vis Pesaro. Sicuramente quello che non avrei mai voluto scrivere. Ma eccoci qua, Lorenzo Paoli ha da due giorni firmato con il Pineto di Amaolo in Serie D, tredici giorni dopo che il suo contratto con la Vis era ufficialmente scaduto. La sua strada e quella dei biancorossi si è divisa per la seconda volta, dopo 8 stagioni (09/10-12/13 e 16/17-19/20) di amore e passione. Basterebbe leggere dei freddi numeri, 265 presenze, 3 volte in panchina in 8 anni per scelta tecnica, solo 5 squalifiche. Per il resto Paoli c’è sempre stato. Era lì, in mezzo al campo. A battagliare, a rendere onore ad una maglia a cui non ha mai nascosto di essere “da sempre e per sempre tifoso“. Iniziamo questa intervista facendoci noi una domanda, ma ci sarà un motivo se ogni allenatore che lo ha avuto non ha mai rinunciato al numero 6? Capitano vero, trascinatore nato.

Le parole di Lorenzo Paoli, in esclusiva a SoloVisPesaro

Ho due ricordi precisi dei miei arrivi alla Vis Pesaro. La prima volta ero un ragazzino che dopo l’esperienza in C con il San Marino e in D con il Real Montecchio ha scommesso sul romanticismo. Mi affascinava l’idea di venire a Pesaro, anche se in Eccellenza, a giocare con mio fratello e vedere tanti amici esultare in tribuna. Una scelta che rifarei senza dubbio“. Poi la parentesi ad Ancona di tre stagioni, di cui 2 in Serie C. Fino a quando con la presidenza Ferri è scattata di nuovo quella scintilla che lo ha fatto tornare a casa nel 2016.

Sono arrivato per la seconda volta a Pesaro, di fronte a me avevo una proprietà entusiasta, un direttore rampante come Stefanelli, un allenatore visionario che è Sassarini. Avevo proposte dalla Serie C, squadre come Sambenedettese e Teramo, ma il sogno di vincere la D a casa mia era troppo grande“. Quella D conquistata poi nell’anno di Riolfo, un ritorno nel professionismo dopo 13 anni vissuto da capitano e protagonista assoluto.

L’attualità adesso dice strade separate, Pineto degli Abruzzi a 200km da casa sua. “Con Galderisi prima del lockdown scherzavamo su come io qua avevo vinto sia Eccellenza che Serie D, mancava solo la C. Adesso ho diverse domande che non hanno trovato risposta. Sentivo la fiducia da parte della società, ma in poche settimane tutto è cambiato. Mi era stata fatta una proposta inferiore per il rinnovo, a cui io ho risposto con una controproposta. Poi la Vis non si è fatta più sentire. A 32 anni essere messo in stand-by mi ha spiazzato. So bene che il calcio va così, evidentemente non ritenevano che fossi un giocatore da cui ripartire“.

Poteva andare diversamente?

Ma se ti avessero fatto un’offerta accettabile, magari acquistando un altro centrocampista con cui ti saresti giocato il posto?Sono stato sempre abituato a giocarmi la mia permanenza in campo, nessuno mi ha mai regalato niente nella mia carriera. Però ho sempre avuto un buon rapporto con tutti gli allenatori che mi hanno avuto con loro. Se avessi fatto 30 panchine sarei stato anche contento, perché voleva dire che la Vis Pesaro avrebbe fatto un grande campionato con grandi giocatori“. Non credo serva aggiungere altro.

Questa scelta della società può essere stata tecnica, ma anche per altri motivi che non comprendo. A Pesaro ero visto come un leader, anche se ho sempre fatto di tutto per non apparire mai troppo. Però ho sempre avuto le mie opinioni, che possono essere condivisibili o meno“.

Un giorno chissà…

Adesso il presente si chiama Pineto, una scelta arrivata senza pensarci più di tanto: “Ho avuto una proposta completa, anche a livello economico, sarebbe ipocrita dire il contrario. Però ho sentito un allenatore che mi ha voluto fortemente, una società che aveva fretta di chiudere. Dalla D alla C in campo non sentirò differenze, scenderò sempre con lo stesso atteggiamento di sempre. A 32 anni, con una figlia nata da poco, devo guardare anche e soprattutto per il bene della mia famiglia“.

In mezzo un record, quello delle presenze per il momento sfumato. Ma un giorno chissà: “Poter essere il giocatore con più partite alla Vis Pesaro, sarebbe stato sicuramente un grande orgoglio. Che però rimaneva solo su carta, sono altre le emozioni che il calcio ti lascia. Non sarebbe stato giusto neanche restare perché lo volevano i tifosi, dico senza false modestie di essere un giocatore che ha più volte dimostrato di meritare questi palcoscenici. Dovevo essere stimato dalla società, per quello che ho sempre dato in campo. Ma non voglio fare polemiche, non è nel mio stile e non mi interessa. Mi piacerebbe lasciare con un bel pensiero, ma onestamente in questo momento non mi viene niente in mente“.

Voglio il bene della Vis Pesaro, società di cui rimango e rimarrò sempre tifoso. Non chiudo le porte a niente o nessuno per il futuro, penso però di essermene andato a testa alta“.

Capitano dentro e soprattutto fuori, l’aneddoto

Ciò che state per leggere, sicuramente Paoli non avrebbe voluto renderlo pubblico. Per la persona che è, sempre riservato anche quando si tratta di fare delle buone azioni. Ma poco importa, lo scrivo lo stesso perché il lettore merita di sapere. Durante gli ultimi mesi, a fine lockdown, il calciatore Joao Claudio Ricciulli è stato uno degli ultimi ad andarsene da Pesaro. Non tanto perché non volesse, ma piuttosto per le difficoltà economiche legate al volo verso il Portogallo. Ebbene Lollo non lo ha lasciato solo, anzi.

Ha trovato un albergo a condizioni economiche vantaggiose, una volta che l’affitto di casa era scaduto. In più insieme a Gabbani hanno organizzato tutto in modo da fargli prendere un volo da Roma Fiumicino. Capitano, soprattutto fuori. Di quelli che non lasciano mai un compagno da solo.

Una grande perdita per la Vis Pesaro.

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