Paoli: “Difficile ripartire, quasi improbabile. Porte chiuse? Un dramma”

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Il capitano della Vis Pesaro Lorenzo Paoli (crediti foto Vis Pesaro 1898)

La ripresa del campionato è “molto difficile, quasi improbabile”. Parola del capitano della Vis Pesaro Lorenzo Paoli, il numero 6 del centrocampo biancorosso. Da oltre tre mesi il leader non indossa la fascia al braccio, non dà consigli in allenamento, non “sputa sangue” alla domenica. Ospite nel nostro programma settimanale “L’Isola dei tifosi“, affronta il giorno che solitamente è della partita da seduto, in terrazzo, dopo aver letto la Gazzetta dello Sport.

Racconta del suo passato, della sua crescita nel settore giovanile della Fiorentina e dei giocatori modello che aveva. Ma parla anche del momento attuale, del calcio che vuole ripartire tra mille difficoltà. E poi gli allenatori avuti, gli insegnamenti appresi che magari in futuro saranno il bagaglio d’insegnamento a quel mondo giovanile che oggi è cambiato. Parola di un classe ’88, 265 presenze in maglia Vis Pesaro, secondo solo a Rino Comizzi (272), anch’egli centrocampista tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60. Quel record che poteva essere eguagliato e superato in questa stagione, bloccata da una pandemia.

Il 30 giugno scade il contratto con la Vis Pesaro. “Non ho notizie in questo senso. Prima bisogna mettere il punto su questa stagione in modo poi da riuscire a programmare quella che verrà. Le cose sono ancora in stand-by. Ancora c’è tempo, non ci sono verdetti, presumo che per la prossima ci sia più tempo per prepararla”. Ecco quindi il tema centrale: si torna a giocare o no?

RIPARTIRE? IN CASO SOLO PLAYOFF CON IL BLOCCO RETROCESSIONI

“Il maggior numero delle società non vuole la ripresa, spero prevalga il buonsenso”, racconta Paoli, richiamando le decisioni prese dall’Assemblea Lega Pro poi respinte dal Consiglio Figc. “Forse si giocheranno i playoff, così per decidere la quarta promossa, e direi blocco delle retrocessioni. Ci sono troppe problematiche e vincoli, è difficile prolungare i prestiti, allungare la stagione e posticipare l’inizio della prossima. Per Serie A e B è invece doveroso”.

Come dar torto al capitano. Per la Serie C il ritorno in campo di 60 club è una questione troppo complessa da affrontare. In alcuni frangenti e per qualche realtà si potrebbe definire addirittura utopia. “Non ci sono state grandi possibilità di tenersi allenati. Manca il ritmo partita, il rischio d’infortuni è più alto. In estate prima di una preparazione si fa attività fisica”, mentre in questi mesi di lockdown pochi sono riusciti a tenersi allenati.

Il rientro in campo, in tutti i campionati e in tutti i paesi, equivale a porte chiuse. “Un dramma – lo definisce Paoli, ricordando le partite contro il Rimini (poule scudetto Serie D 2017/2018) e Fano (Coppa Italia Serie C 2018/2019) – Una tristezza unica. Partita, singoli e spettacolo ne risentirebbero. Mi auguro si possa ripartire con determinati spazi” e distanziamenti negli spalti.

CRESCERE NEL SETTORE GIOVANILE DELLA FIORENTINA

Lorenzo Paoli, pesarese doc, nel 2006, anno che l’Italia vinse i Mondiali, era nel settore giovanile della Fiorentina. Condivideva lo spogliatoio con giocatori come D’Ambrosio, Brivio e Di Carmine. “Ho ricordi bellissimi, ogni tanto allenandoti in prima squadra sei lì che sfiori il professionismo. Ai tempi c’erano Toni, Fiore, Brocchi, Jørgensen, il mister era Prandelli. Tutto molto bello, custodisco con affetto e ricordi“. Paoli poi la sua carriera la costruirà nella Vis Pesaro, a partire dal 2009. Di mezzo tre stagioni nell’Ancona, anche lì in diversi frangenti da capitano.

Insomma, Paoli è uno che nello spogliatoio si fa sentire. In campo, oltre al tanto fiato, ha anche la voce per dare consigli e fare richiami. Ci tiene che i più giovani crescano con la voglia di fare bene, con un atteggiamento sempre voglioso, concentrato. Nonostante un record di presenze in maglia biancorossa che dista solo 7 presenze, le sue parole da puro capitano testimoniano l’uomo che c’è dietro il numero 6: “I record personali hanno il tempo che trovano. Si viene ricordato che ciò che si raggiunge sul campo con la squadra. Chi mi conosce lo sa”.

I SETTORI GIOVANILI DI OGGI

Ma dal settore giovanile di un tempo a quello di oggi cosa è cambiato? Paoli prova a spiegare cosa significa per un giovane affacciarsi nel calcio professionistico: “Forse una volta c’era ancora più selezione ed era più dura arrivare al professionismo. C’era il “nonnismo”, i giovani avevano più insegnamento. Con la gavetta si arrivava più pronti, oggi invece i giovani vengono inseriti un po’ così”. Per rinforzare il suo pensiero, il capitano cita un pesarese che ha disputato oltre 70 partite prima di ritrovarsi titolare sulla corsia destra del Carpi.

Stefano Rossoni – classe ’97 – si è costruito piano piano fino ad arrivare a fare un campionato di Serie C importante”, dice Paoli, arrivando alla conclusione che “con le regole per i giovani, i ragazzi vengono buttati dentro. Ma il posto bisogna guadagnarselo, meritarselo sul campo. Quando meritano giocano perché sono forti. Dare la Serie C a ragazzi non pronti, la mia idea, è sbagliato”.

Per i settori giovanili sono fondamentali due cose: chi insegna il calcio, gli allenatori, e dove viene insegnato, i centri sportivi. “Pesarello“, quello che dovrebbe diventare il prossimo punto d’incontro dei talenti biancorossi, Paoli lo definisce una “cosa bellissima, una svolta epocale. Il primo mattone per poter essere un vivaio veramente competitivo. La base di una società professionistica. Il fiore all’occhiello della Vis Pesaro dei prossimi anni“.

Riguardo gli allenatori dei settori giovanili, il capitano invece ci tiene a fare un richiamo: “Dovrebbero essere più preparati. Alcuni lo fanno senza patentino. Sarebbe giusto preparare i tecnici da settore giovanile. Lì si costruisce la base per fare esordi in prima squadra. Se la Vis Pesaro ha 3-4 giocatori in qualche anno, farebbe un grande lavoro. Ma per farlo serve una base importante, forte”.

GLI ALLENATORI AVUTI: QUANTO INFLUENZANO NEL CALCIO

Parlando di tecnici, la Vis Pesaro nelle ultime due stagioni ha avuto sulla panchina tre ex giocatori: Colucci, Pavan e Galderisi. Per un capitano il rapporto con l’allenatore è sempre una cosa a sé. Paoli ci tiene a dare una descrizione efficace per tutti e tre, in ordine cronologico. “Colucci è un grandissimo insegnante di calcio, averlo da giovane è una fortuna, potrebbe svoltarti la carriera. È molto esigente, mette tanta pressione in allenamento che non ritrovi neanche in partita. Richiede una predisposizione mentale devastante, ma poi ti lascia tanto sia di tattica personale che a livello umano”.

Pavan è un grande allenatore per gestione e organizzazione. Lascia tanta libertà, con lui puoi esprimere la tua personalità al massimo. Fa stare bene, vivi bene la settimana. Ogni cosa è programmata, è uno stacanovista impressionante, il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via”. Con Galderisi invece, solo tre settimane di allenamenti prima dello stop per covid-19. “Un peccato averlo avuto per pochi giorni e istanti. Ha l’occhio lungo, ha saputo subito su cosa intervenire. Respira calcio in ogni suo istante, è molto schietto e arriva subito al dunque”.

Cita poi Sassarini, Cornacchini e Riolfo. “Di ognuno mi piacerebbe tenere qualcosa, se mai decidessi di fare l’allenatore”, racconta Paoli, anticipando magari qualcosa del suo futuro, del Lorenzo che sarà. Ma ora interessa l’oggi, il presente. Paoli ha un record da raggiungere, ha da prolungare un contratto e ha un obbiettivo da agguantare con la squadra della sua città: arrivare dove la Vis Pesaro non è mai stata. Il tutto con la fascia da capitano al braccio.

 

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