Pazzaglia: “Sarri mi voleva alla Sansovino. Vis in D? Promozione meritata”

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Pazzaglia Sarri
Simone Pazzaglia

Serravalle di Carda, Cagli, Urbania. Il presente di mister Simone Pazzaglia è lontano dal frastuono della città. Lui che è nato a pochi passi da Apecchio e tra Marche e Umbria ha costruito la sua fama di “uomo delle finali”. Compresa quella playoff (di Eccellenza), alla guida della Vis Pesaro. Tratto indelebile di una carriera ancora in divenire. Senza dimenticare incontri passati. Come quello con Maurizio Sarri: il tecnico di Figline Valdarno lo voleva tra le fila della ‘sua’ Sansovino.

 

Quello che hai lasciato a Pesaro è un segno indelebile. In un qualche modo hai preparato la strada all’avvento del professionismo…

“Dal 2010 in poi la Vis ha ottenuto due promozioni: prima dall’Eccellenza alla D, poi dalla D alla C. Una piccola parte di questo percorso l’ho vissuta anche io”.

Il 12 giugno prossimo ricorrerà il nono avversario della vittoria contro lo Sporting Pisa nei playoff nazionali di Eccellenza. Che ricordi hai di quella sfida di ritorno?

“Era caldo e nonostante la bella giornata c’era una grande cornice di pubblico. Il successo è stato motivo di grande soddisfazione. Abbiamo meritato la promozione sul campo, a differenza di altre realtà che invece sono state ripescate”.

Quell’annata è stata sorprendente sotto tanti punti di vista…

“Il progetto di Leonardi e D’Anzi era quello di riportare la Vis Pesaro in Serie D. La rosa era la seconda più giovane del torneo, costruita per la maggior parte da pesaresi: una bella soddisfazione, nonostante il gruppo non fosse costruito per vincere. Ancona e Fermana ci sopravanzavano di diversi punti, noi però siamo cresciuti strada facendo. Alla fine, tra Eccellenza e Serie D, abbiamo conquistato ventiquattro risultati utili consecutivi. E poi abbiamo fatto divertire i pesaresi”.

UN ESONERO CHE SEGNA LO SPARTIACQUE

Come te lo spieghi l’esonero del 22 dicembre 2015, dopo il derby perso di Fano e prima delle festività natalizie?

“Quella stagione è partita in maniera particolare: la società veniva dalla retrocessione, io ho preso il timone quando formalmente eravamo in Eccellenza. Poi siamo stati ripescati in Serie D e la squadra di conseguenza non era pronta, almeno sotto il profilo dell’organico. A novembre abbiamo comunque iniziato ad inanellare risultati positivi che lasciavano ben sperare. In quei mesi c’è stato l’avvento di Ferri (già presidente a Vismara, ndr), però la nostra annata non è decollata. E alla fine il tecnico paga per tutti. Prima del match col Giulianova avevo detto che se non avessimo vinto avrei rassegnato le dimissioni. L’ho fatto perché la situazione era complicata e nel caso di una sconfitta l’esonero sarebbe comunque stato inevitabile. La squadra a quel punto si è trovata davanti a un bivio: stare con me o non stare con me. I ragazzi in questo senso hanno dimostrato grande attaccamento. Poi nelle gare successive abbiamo perso con Matelica e Fano, formazioni davvero difficili da battere in quel periodo. Proprio il KO del ‘Mancini’ ha destabilizzato l’ambiente, portando al mio esonero. Nelle settimane successive poi sono arrivati giocatori come Bartolini: la Vis si è rafforzata”.

L’UOMO DELLE FINALI: MISTER PAZZAGLIA TRA SERIE D ED ECCELLENZA

La tua è una carriera divisa tra D ed Eccellenza: le vittorie non sono mai mancate.

“In Serie D a dire la verità sono stato meno fortunato. Come a Castelfidardo, dove sono andato seguendo il mio istinto. Purtroppo le cose non hanno girato per il verso giusto, tante promesse non sono state mantenuto. A novembre 2018 ho deciso allora di rassegnare le dimissioni. Sul fronte dell’Eccellenza, due anni dopo la più recente annata con la Vis ho vinto i playoff nazionali di Eccellenza guidando il Fabriano Cerreto. Il 14 gennaio 2014 ho poi vinto la Coppa Umbria d’Eccellenza al ‘Curi’ di Perugia: il ‘mio’ Castello Group ha battuto l’Angelana”.

Ci sono tecnici che hanno influito sul tuo modo di concepire il ruolo di allenatore?

“In vent’anni di calcio giocato ho appreso da tutti. In primis a Perugia, da Castagner e da Novellino. Poi ho conosciuto Sarri: lui allenava la Sansovino, io giocavo a Sansepolcro. Più volte ci siamo affrontati da avversari, lui mi ha pure cercato per la sua squadra. Poi ha spiccato il volo dove tutti sappiamo. Mi è spesso capitato di seguire i suoi allenamenti”.

URBANIA, PANDEMIA, FUTURO: IL PRESENTE DEL TECNICO DI SERRAVALLE DI CARDA

Ora una stagione a metà con l’Urbania, in Eccellenza.

“La mia è la formazione più giovane del campionato e ha valori importanti. A livello di gioco si è espressa bene, tant’è che siamo stati primi in classifica per qualche giornata. Poi alla lunga la rosa corta si è fatta sentire. A inizio campionato inoltre abbiamo perso Ducci e Pagliardini (per motivi di lavoro, ndr). Al suo posto abbiamo preso Sacchi, che però dopo tre gare si è rotto i legamenti. Poi è arrivata questa pandemia, per cui ogni decisione presa per il campionato scontenterà qualcuno”.

Da tecnico ti senti tutelato in questo preciso momento storico?

“No, soprattutto dal punto di vista economico. L’Urbania ad ogni modo ha onorato tutti i rimborsi, fino a febbraio. Poi il campionato si è fermato ed è evidente che due mesi mancheranno ai nostri rimborsi. Però penso ad altre società che hanno diverse mensilità arretrate. Da allenatore professionista (ha il patentino UEFA A, ndr) potrei avere qualche tutela in più ma in realtà ancora non ho ricevuto l’indennizzo per i collaboratori sportivi”.

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