Prezzi impopolari, stadio vuoto, tante domande

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vis pesaro
Il Benelli, vuoto.

Chi vuole fare incazzare qualcuno, sui social, di solito esordisce così: unpopular opinion. È l’opinione impopolare, quella del simpaticone controcorrente, il genio incompreso. Quello che tifa per l’impero in Star Wars e che d’estate preferisce la montagna al mare, perché fa figo. Che la forza sia con chi è costretto ad ascoltarli. Non che sia partita con la stessa verve comica, ma impopolari sono anche i prezzi per i biglietti delle gare di campionato che la Vis Pesaro ha comunicato saranno validi da qui alla fine della stagione: 15 euro per la Tribuna Prato, 25 per quella coperta. Tre euro in meno per over 65, donne, under 15 e invalidi dal 50% al 99%.

Non proprio un assist al bacio. Eppure Guerrino Amadori, direttore marketing e degli affari generali biancorosso, si era lamentato solo una decina di giorni fa del mancato appuntamento con il gol dei tifosi della Vis Pesaro. Così parlava al Resto del Carlino dopo la sconfitta casalinga contro il Modena in Coppa Italia: “Abbiamo giocato fuori casa. L’incasso non è bastato per pagare gli steward. I pesaresi non c’erano proprio, il perché non so spiegarlo. Ma la cosa che più mi preoccupa è che se facciamo disinnamorare il presidente Bosco finisce male”.

Qui l’intenzione non è infilare il dito nella piaga. Amadori ha parlato a caldo, ci ha messo la faccia, non è lui l’oggetto della riflessione. È che dopo aver constatato la realtà dei fatti, qualche domanda bisogna porsela.

Al Benelli contro il Modena c’erano 313 tifosi della Vis Pesaro. Che fosse il 21 agosto – tra chi si divertiva in vacanza e chi si divertiva sotto l’ombrellone – è una giustificazione che regge poco al confronto con l’orario (18:00), l’avversario di alto livello, i prezzi (5€ in meno rispetto a quelli impopolari resi noti oggi) e, soprattutto, al cospetto di quei gradoni che se ne stavano sigillati dal 21 ottobre 2020. C’è chi si lamenta delle capienze dimezzate da Green Pass, ma un anno con gli stadi chiusi non è bastato a riempirli nemmeno al 25% una volta riaperti. Perché?

Servirebbe un trattato di sociologia. Le ragioni sono tante e non possono essere circoscritte ai confini di Pesaro, che è la città della musica, dei motori, delle biciclette e dei monopattini ruba-soldi ma insomma, stiamo calmi. Il disastro economico causato dal covid ha allargato lo spettro di chi non può permettersi di andare allo stadio e magari deve scegliersi con cura quali partite guardare. Forse buona parte degli stessi (circa 500) che la scorsa stagione hanno sottoscritto l’abbonamento al buio col rischio di aver comprato carta straccia, come poi si è rivelata essere la tessera. Segno che la passione vince portafogli e pandemie.

A una percentuale di chi vive a pane e Vis Pesaro, quindi, il covid avrà sicuramente fatto male. Ma la questione è: chi vive a pane e Vis Pesaro? Quanti sono i fedelissimi della Vis Pesaro?

Pochi, non prendiamoci in giro. Non sono i 300 di Vis-Modena ma probabilmente nemmeno gli 8000 della pagina ufficiale della società su Facebook, pullulante di bot. Poi di occasionali è pieno il mondo ed è giusto sia così. Nel suo piccolo, SoloVisPesaro raccoglie circa 2600 follower e nelle settimane più corpose raggiunge le 10.000 persone. Non si vive solo sui social, e meno male, ma sono dei numeri da cui partire e scendere verso stime più realistiche.

Prima di sospirare fantomatici disinnamoramenti della presidenza bisognerebbe provare a fare innamorare qualche pesarese in più della Vis Pesaro. Se la tua base è solida, non c’è crisi o categoria che tenga. Iniziative estemporanee e fini a sé stesse come il biglietto gratuito per i minorenni che si vaccineranno possono anche essere lodevoli, però non porteranno a nulla di più di una fiammata, nel migliore dei casi. Ma il cuore della stragrande maggioranza – totalità? – dei giovani pesaresi arde per le tre grandi del nord, o per il basket. Chiedete ai vostri figli e nipoti per che squadra tifano.

Forse è perché la Vis Pesaro non li rappresenta. Si parla al forse e al condizionale, visto che la verità in tasca non ce l’ha nessuno. Si pongono domande. Fino a qualche anno fa probabilmente in tanti avevano amici che giocavano nella Vis, oggi? Giacomo Pierpaoli, talento classe 2002, è l’unico baluardo di pesaresità in una rosa folle che ha cambiato 22 giocatori su 25 in lista, Eleuteri permettendo. La società ha inserito tanti giovani promettenti, e ci mancherebbe, c’è chi viene dalla Serie A. Ma lo stesso aveva fatto negli anni passati senza riuscire nel frattempo a creare una colonia stabile del vivaio tra i grandi della prima squadra.

Il giovanissimo Andrea Agostini ha lasciato Pesaro per Monza proprio in questi giorni. È un 2005 dall’ottimo potenziale, che nella scorsa stagione ha impressionato nella Primavera di Sandreani nonostante fosse il più piccolo del gruppo. Grazie alla sua cessione la Vis potrebbe incassare tra i 100 e i 200 mila euro. Una buona operazione in uscita, insieme a quella che ha portato Blue Mamona alla Cremonese, ma poi? Davvero non può restare nessuno?

C’è inoltre da considerare uno stadio indecoroso per la categoria. La dirigenza ha già promesso grandi investimenti infrastrutturali a Villa Fastiggi, è vero, ma anche il Benelli meriterebbe un occhio di riguardo. Inutile persino fare paragoni con i prezzi fissati dalle altre società: la Vis ha tariffe da bassa Serie A per un impianto da Eccellenza. Con tutto questo i risultati sportivi c’entrano poco ed è ovvio che a una bella cavalcata, a un buon progetto tecnico, corrisponderanno più biglietti venduti. Attenzione solo a darli per scontati.

Intanto, dei prezzi popolari avrebbero potuto tappare la falla. Lo dimostra la stizza dei fedelissimi, quelli che vivono a pane e Vis, già corsi a commentare la decisione sulla pagina della società. Gli stessi che poi risponderanno presente e non riusciranno a resistere: su quei gradoni ci saranno anche loro. Ma gli altri?

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