Sassarini: “Monza gara funzionale alla Vis Pesaro. Tifo per i biancorossi”

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Sassarini
L'ex tecnico della Vis Pesaro David Sassarini (crediti: Vis Pesaro 1898)

La parola all’ex. E che ex. David Sassarini, tecnico spezzino sulla panchina della Vis Pesaro nella fortunata stagione 2016/2017, si racconta al Corriere Adratico e lo fa a proposito di biancorossi, filosofia di gioco e carriera. Vi riportiamo l’intervista integrale.

 

Occhi della tigre. Filosofia di gioco dalla pronta riconoscibilità. La bruciante sconfitta di San Mauro Pascoli e le sole due sconfitte in venti gare consecutive. Il “Tonino Benelli” gremito in ogni ordine di posto per la finale playoff contro l’Agnonese. Una stagione 2016/2017 scolpita con maestria artigianale nell’immaginario del tecnico ex Virtus Entella e Udinese Primavera David Sassarini. Spezzino col biancorosso nel cuore.

Sassarini, due anni fa fu tutt’altro che sibillino: nel giro di pochi anni la Vis Pesaro tornerà in Serie C. La profezia s’è avverata.

“La Vis Pesaro era ed è una società destinata a fare bene, con un presidente molto stabile e serio peraltro capace di trascinare tutti in un’unica positiva direzione. Quando hai una persona equilibrata nei modi e nei tempi, non può non trasmettere serenità a tutti. La base del successo dei biancorossi sta anche e soprattutto in questo”

Il tutto con un occhio privilegiato sui risultati della Vis.

 “Sì, non nego che sia ancora così. La Vis mi è rimasta dentro, in città ho legato con persone a dir poco fantastiche. Dirò di più: mi ritengo un tifoso vero dei biancorossi”.

Ha avuto modo di vedere la squadra in azione?

“Ho visto dal vivo la gara di Pordenone e devo dire che ho trovato una squadra molto organizzata. Da neopromossa è fisiologico che abbia dei vuoti d’aria ma sta viaggiando bene. La stabilità trasmessa dal dg Borozan e più in generale dalla società intera porterà a colpire bersagli importanti”.

Che idea si è fatto della filosofia di gioco colucciana?

“Colucci rientra nella categoria dei tecnici costruttivisti, intesi come coloro che prediligono la costruzione meticolosa del gioco. Anche io rientro in quel gruppo. In ogni caso guardo sempre solo me stesso e non faccio paragoni. La gente ama il bel gioco: se prima col sottoscritto e poi con Colucci lo stadio ha avuto e continua a registrare tante presenze, un motivo ci sarà”.

Eppure la Vis non sta attraversando un buon momento di forma. Qual è la ricetta di Sassarini per uscire dall’impasse?

“Serenità e tranquillità. Nell’arco di un campionato si possono vivere momenti del genere. La società in questo senso sta reagendo bene e la piazza continua a dare il giusto supporto. Nel palleggio la squadra è decisamente più brava della altre. È inevitabile però che se schiacci l’avversario in questo modo, difficilmente trovi tanto spazio. Ora lo step successivo è disinnescare le difese. Questo potrà essere il corridoio giusto”.

Domani i biancorossi saranno di scena a Monza, tana di un cliente molto poco comodo.

“Dal mio punto di vista potrebbe essere una gara funzionale alla Vis Pesaro. Loro si sbilanceranno spesso, i biancorossi un po’ meno. Ecco allora che ci saranno tutti i presupposti per colpirli”.

Capitolo campionato. Pordenone con un piede e mezzo in B?

“Sì, la squadra di Tesser ha tutte le carte in regola per vincere il campionato. Se lo meriterebbe”.

E il suo post-Udinese?

“Ora devo ripartire. Sono in cerca di qualche società con cui rilanciarmi”.

Non mancherà mai la fame di calcio a tutte le latitudini.

“Sì, le esperienze di formazione fuori dai confini nazionali le vedo come presupposti essenziali della mia identità di allenatore. Questa cosa riconosco che non sia patrimonio di tutti. In ogni parte del mondo si gioca un diverso tipo di calcio. Quello italiano è generalmente rigido e in questo senso il confronto con l’estero è davvero disarmante. Abbiamo una forte cultura dell’episodio e non del lavoro nel lungo periodo: i frutti dell’Ajax ci insegnano. Questo nostro meccanismo porta l’allenatore ad andarsene a casa nel caso in cui sbagli qualche partita. Ciò comporta un progressivo impoverimento dell’idea del tecnico. A San Mauro Pascoli io ci credevo nonostante il tre a zero subito: coloro che fischiavano poi mi hanno applaudito”.

 

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