Serie C: perdite stimate a 80 milioni. Zero entrate nei club, rischio fallimenti

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Gironi Serie C. Il girone B

Il giorno dei verdetti. Doveva avere questo significato la domenica del 26 aprile. Promozioni in B, qualificazioni ai playoff, salvezze, playout e retrocessioni. Tutto doveva essere sancito. Ci sarebbero stati festeggiamenti e gioie ma anche dolori e disperazioni. Insomma, la stagione 2019-2020, iniziata nel caldo di domenica 25 agosto, otto mesi dopo avrebbe chiuso il campionato e dato il via agli spareggi finali.

L’annata invece è stata sconvolta da una pandemia, il campionato si è bloccato e i verdetti non vengono ancora pronunciati. La Serie C, chiamata anche “la lega dei Comuni” dal suo presidente Francesco Ghirelli, secondo il report redatto da ItaliaCamp genera ogni anno 580 milioni euro. Portata economica su cui orbitano 60 club, centinaia di tesserati, decine di migliaia di tifosi, aziende, sponsor, diritti televisivi e procuratori.

RISCHIO DEFAULT

L’impatto potenziale di perdite, stimato direttamente da Ghirelli in un’intervista al quotidiano Avvenire, per la stagione corrente e per la prossima, raggiungerà 84 milioni, “fino a circa il 30% di contrazione sul fatturato medio annuo delle squadre”. Un fatturato che già ogni anno genera, secondo il Sole 24 Ore, 60 milioni di perdite per i 60 club, ovvero un buco di bilancio di un milione all’anno in media per ogni società (alcune raggiungono quindi picchi più negativi). Se già nella normalità il rendiconto era con davanti il meno, ora la situazione rischia di esplodere, mettendo a serio rischio fallimento decine di società per la prossima stagione.

“Senza pubblico non abbiamo risorse, non abbiamo sponsor. È un disastro già adesso ma il danno maggiore per noi è quello del prossimo anno“, spiega Ghirelli al Foglio Sportivo. Ogni anno il calcio di provincia deve affrontare insolvenze, ripescaggi e punti di penalizzazione per mancati adempimenti. Un taglio che diventa sempre più profondo, nonostante nei tre diversi gironi ci siano piazze come Bari, Catania, Reggina, Vicenza, Cesena, Modena, Triestina e Siena. Ma qualunque club appartenente alla Serie C ha alle spalle una presidenza che lo mantiene in vita, grazie ai finanziamenti di un’azienda o di un’impresa radicata nel territorio, nella regione o nella penisola.

NESSUN INCASSO, CONTINUANO LE SPESE

“Ogni presidente dei nostri club ha una società madre che gli serve per finanziare quella di calcio. Trovandosi a un bivio, è ovvio che salverà la prima, l’utile, lasciando andare la squadra del cuore“, spiega ancora all’Avvenire Ghirelli.

Insomma, le principali entrate dei club attraverso i biglietti e il bonus per il minutaggio giovani si sono azzerate nei mesi di marzo e aprile. I diritti televisivi di Eleven Sports producono un introito insignificante nel bilancio di tutti i club di C: circa 1,2 milioni, quindi circa 20 mila euro in media per squadra ogni stagione. I giocatori, lo staff e la dirigenza nel frattempo hanno continuato a ricevere gli stipendi.

Il direttore generale della Vis Pesaro, Vlado Borozan, tempo fa spiegava a l’Ultimo uomo: “Ogni stagione c’è bisogno di un budget complessivo di 2,5/3 milioni a stagione. Di questi, quasi l’85% è coperto dalla proprietà e solo il 15% circa dalle entrate complessive tra sponsor, abbonamenti, biglietteria, diritti televisivi e soprattutto dal bonus per l’utilizzo dei giovani“, quest’ultimo fonte di guadagno di una cifra compresa tra i 300 e i 400 mila euro.

Anche i procuratori sono un costo per le società: secondo i dati della Figc in Serie C i club hanno speso nel 2019 4,6 milioni, 1,5 in più del 2018 (3,1). La Vis Pesaro in entrambe le annate ha investito 3050 euro stagionali, cifra bassissima se paragonata agli oltre 400 mila in piazze come Virtus Entella, Novara, Monza, Padova e Ternana.

IN ATTESA DI VERDETTI

Il giudizio sui verdetti si fa ancora attendere. Tra il 7 e l’8 maggio arriveranno decisioni. Il blocco delle retrocessioni, le 9 promozioni dalla Serie D e lo stop ai playoff nei dilettanti porterebbero la Serie C a 69 squadre. Da questo totale bisognerebbe sottrarre le quattro promozioni in B (le prime di ogni girone più una con i playoff, possibili solo tra secondo e terze). Diventerebbero quindi 65 se anche in Serie B ci fosse il blocco retrocessioni.

Già nell’estate del 2014 ci fu l’unificazione tra Prima e Seconda Divisione, con riduzione da 69 a 60 club. Oggi, come nel Governo, ci sarà una fase uno che chiuderà i campionati e stilerà le classifiche. Ma poi, domani, sarà tempo di fase due: ricostruire il calcio di Serie C, fronteggiare i fallimenti, avviare riforme e alleggerire le ritenute Irpef, le quali costano circa 25 milioni alle società. Il tema della defiscalizzazione, come già visto in passato, sarà centrale. Altrimenti “la lega dei Comuni” rischia seriamente, nel 2020-2021, di ripartire con tante società in meno o con una nuova classificazione: calcio semi-professionistico.

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