Ultras Vis Pesaro: ammenda di 4900 euro a un tifoso per un fumogeno

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4900 euro di ammenda per un fumogeno acceso durante la partita del 10 novembre tra Vis Pesaro e Imolese. Notificato ai tempi del Coronavirus, quando i tribunali sono chiusi e quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta per firmare il decreto “Cura Italia”. Il decreto avrà una parte inerente alla giustizia che probabilmente prorogherà fino al 15 aprile 2020 le misure di emergenza.

IL PROCEDIMENTO SPECIALE E IL COMUNICATO DEL GRUPPO ULTRAS

Il giovane imputato ha ritirato oggi, 20 marzo, alle Poste il decreto penale di condanna. Il tribunale di Pesaro lo aveva emesso lo scorso 12 febbraio, ai sensi dell’art 459 c.p.p. Ovvero, il GIP può saltare l’udienza preliminare e il dibattimento, applicando pena pecuniaria in sostituzione a quella detentiva. Ora è da capire, visto il delicato momento in Italia per coronavirus, quando il giovane potrà fare opposizione alla condanna. L’opposizione deve avvenire entro 15 giorni (art 461 c.p.p.) dalla notifica ma attualmente i tribunali sono chiusi. Una situazione strana anche per la giustizia. Probabilmente il tempo inizierà a decorrere dalla riapertura del tribunale.

Per il giovane del gruppo Gioventù invece è stato un fulmine a ciel sereno. Già qualche mese fa era stato colpito da Daspo proprio per l’accensione di questo fumogeno, costato un anno e mezzo di divieto di acceso alle manifestazioni sportive. “Troviamo tutto ciò un accanimento fuori luogo e privo di senso logico, dato che viene predisposta una sanzione simile solo per l’accensione di un fumogeno”, recita il comunicato del gruppo Gioventù Pesaro.

Che poi scrive: “In questa città non si pongono dei limiti nel contrastare il movimento a suon di sanzioni assurde soprattutto ad aggravare la situazione di un ragazzo che sta già pagando il suo conto con la legge”. Quel fumogeno che una volta colorava gli spalti e dava calore a tutte le curva della penisola, oggi costa quasi 5000 euro e una diffida. I luoghi comuni che una volta animavano le curve non esistono più: tamburi, megafoni, bandiere e striscioni hanno sempre più limitazioni. Ma i luoghi comuni verso il “tifo estremo organizzato che continua ad organizzarsi in bande che si alleano e fronteggiano”, citando un articolo del Corriere della Sera di oltre un anno fa, sembrano non finire mai.

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