EDITORIALE- La Vis Pesaro merita rispetto, in campo e nelle dichiarazioni

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I tifosi della Vis Pesaro in trasferta a Fano

Rispetto e coerenza. Per una maglia, una storia, una tifoseria. Il trend di questi ultimi mesi, da parte di chi per ora rappresenta la Vis Pesaro, invece è andato in direzione opposta. Parole, parole, parole, soltanto parole. Come cantava un monumento della musica italiana. Sia sul campo che dietro la scrivania. Adesso servono i fatti, per rimediare ad una situazione compromessa ma non ancora irreversibile. Unico assolto, per insufficienza di prove, è il nuovo allenatore Daniele Di Donato. Tecnico che, alla seconda sconfitta su due, non ha usato mezzi termini per commentare la debacle dei suoi in casa contro il Cesena.

Così non va, siamo troppo buoni, troppo puliti. Avevo chiesto altro alla squadra, dobbiamo cambiare subito atteggiamento, così avrei potuto giocare anche io“. Onestamente, caro mister, ti crediamo. Anche a 43 anni in un centrocampo come questo avresti potuto dire la tua.

La partita: difesa a 4 una base da cui ripartire, fase offensiva da rivoluzionare

Rispetto dicevamo. Perché la gente di Pesaro non si merita uno spettacolo così indecoroso. 8 gol fatti e 14 subiti, 8 punti in 10 partite. Un allenatore già esonerato. Basterebbero questi numeri per inchiodare una squadra che ad agosto era partita con ben altre aspettative. Che, sia ben chiaro, sono state tutte fomentate da chi questa gruppo l’ha costruito sul mercato. A rileggere ora “Vis più forte di sempre“, “sogniamo la B” o “ci ispiriamo all’Atalanta” viene da ridere. Se non fosse che la storia fa piangere. Un mercato, come abbiamo detto già in altri articoli, totalmente sbagliato. Una collezione di figurine che non sono state in grado in 3 mesi di diventare squadra. Risultati? Gioco e punti che latitano, 17esimo posto in classifica dietro a formazioni che hanno speso la metà della metà di quanto ha fatto il presidente Bosco. Il tempo delle scuse è finito da un pezzo.

Più che “la Vis più forte di sempre“, questa sembra la sua brutta, ma brutta veramente, copia. Anche la partita con il Cesena lo ha dimostrato. Per quanto Di Donato abbia ridato dignità, con un 4-4-2, ad un assetto tattico che prima sembrava messo lì per caso.

La partita in sé non è stata neanche disastrosa. Una classica sfida da medio-bassa classifica, vinta da chi ha avuto più voglia di vincerla. Tutto qui. Pochi sussulti, una doppia occasione per parte, e due gol che sciolgono come neve al sole quello che i biancorossi avevano provato a costruire in fase difensiva. La linea a 4 non è una cosa che si può improvvisare, e quella della Vis Pesaro ad onor di cronaca sembra promettere bene.

Ma il problema sta più avanti, dal centrocampo in su. Inaccettabile l’atteggiamento di qualche calciatore, che forse non ha ben capito ancora che tutte le maglie, non solo la nostra gloriosa biancorossa, vanno onorate. Perché fuori dai social ci sono centinaia di ragazzini che darebbero tutto pur di fare un minuto con la casacca della Vis Pesaro. E di sicuro non si metterebbero a passeggiare per il campo. Con testa bassa e sguardo, anche se offuscato dalla nebbia, che diceva tutto.

La pericolosità in zona gol avversaria è riconducibile a due punti: il primo è la totale mancanza di una leadership, il secondo è un mercato sbagliato a centrocampo. Pezzi non è un mediano in un centrocampo a 2, non lo ha mai fatto nella sua vita non capiamo perché debba iniziare proprio adesso. Renderebbe molto meglio se impiegato nello stesso ruolo da lui annunciato al suo arrivo. Quando ti trovi con l’acqua alla gola, e gli uomini contati, ecco che il mercato risalta di tutte le sue incongruenze. Lo ripetiamo, uno come Lorenzo Paoli non era da fare fuori. Tralasciando i modi, anche per i contenuti tecnici. Paoli, a 7 presenze dal record di sempre, si sarebbe accontentato di uno stipendio da impiegato, passateci il termine, invece è stato scaricato come l’ultimo arrivato. Con Paoli in campo, queste figure o le evitavi oppure le correggevi. Subito.

Lasciamoci con un quesito: quante squadre di Serie C possono vantare un portiere con 12 anni di Serie A (Puggioni, ndr) pagato e tenuto sul divano di casa sua a Genova? Nessuna, a parte la Vis Pesaro. Leadership dicevamo, servono i leoni. Adesso invece, sta a chi indossa ancora questa maglia dimostrare di non essere un gattino.

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