Vis Pesaro, col Piacenza una vittoria che sa di tramonto di tante incertezze

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Vis Pesaro
Vis Pesaro-Piacenza vista dalla Prato (crediti: Anna Paola Luzi)

Tre punti dal peso specifico incalcolabile e il tramonto di tante incertezze. Sì, perché stimare gli effetti di una vittoria come quella di ieri è dato ancora prematuro. Di certo si è apprezzata una Vis Pesaro con ben altro piglio rispetto a quella vista a Verona: tutt’altro che rinunciataria, intraprendente, cinica, ficcante al punto giusto. La vittoria è arrivata a naturale suggello di una prestazione che è sintesi compiuta di cuore e muscoli. Quelli del collettivo, ancor prima di quelli dei singoli. L’avversario, il Piacenza, si presentava come cliente scomodo, a partire dalle rinnovate ambizioni di altissima classifica, passando per un collettivo di prima qualità e un bottino di 17 punti. Ma anche per la recente vittoria (in rimonta) contro il LR Vicenza di Di Carlo. Tradotto: ostacolo durissimo. Eppure la Vis Pesaro ha saputo cogliere quanto fatto in settimana, incluso quel silenzio stampa dietro il quale si è trincerata negli ultimi giorni la società di via Simoncelli. E nell’intervista del dopo gara il tecnico di Latisana Simone Pavan ha ricordato questo aspetto: “E’ stata una settimana molto pesante, per tanti aspetti. Le cose che ci siamo detti i miei giocatori le hanno recepite e svolte in campo. Spero che si sia fatta chiarezza su chi dobbiamo essere noi”.

COLLETTIVO ANCOR PRIMA DEI SINGOLI

Il campo ha restituito una prova corale di spessore, a partire da un reparto difensivo che ha saputo ben contenere le pur poche sortite offensive di Cacia e compagni. E da cui sono sgorgate le numerose occasioni di marca vissina. Un lavoro certosino alla fonte sgrossato dal centrocampo e rifinito da un reparto offensivo che ha saputo ben attaccare i centrali difensivi del Piacenza (Pergreffi e Della Latta). Bravi Grandolfo e Tascini ad eseguire lo spartito, idem Voltan ad elencare le ragioni del suo ruolo di solista col pallone tra i piedi. Il rigore conquistato non è nato per caso e il jolly offensivo padovano lo sa bene. Sul fronte rivincita, Di Nardo ha riscattato la brutta prestazione in terra scaligera: la traversa colpita al 27° del primo tempo è solo la punta di un iceberg ben più corposo.

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