Vis Pesaro: quando gli ultras raccolgono il cibo e aiutano il sociale (FOTO)

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I ragazzi dopo la raccolta pronti a consegnare il cibo

“Ragazzi, quanto mi manca lo stadio. Ma voi come fate?”. Sono le 19:30 e gli ultras della curva Prato si sono riuniti da poco nel parcheggio del Tonino Benelli, vicino all’ingresso dei giocatori. L’assenza della Vis Pesaro si fa sentire sulla bocca di un tifoso della Vecchia Guardia, voglioso di tornare presto sui gradoni. Con lui ci sono un’altra decina di ragazzi. Sono tutti a distanza l’uno dall’altro, indossano la mascherina e la maglia del gruppo a cui appartengono. Da due settimane, quasi tutti i giorni, si danno appuntamento qui. Arrivano a scaglioni, in macchina, a piedi o in scooter. Tutti con un pacco. Tutti da un quartiere diverso della città.

Raccolgono il cibo non venduto dagli esercenti sparsi tra le vie di Pesaro, al momento della loro chiusura. Lo fanno per chi è in difficoltà, “per la nostra città, per la nostra gente”, recita il motto dell’iniziativa “Il cuore del gregario”, realizzata con l’appoggio dell’associazione Tr3sessanta. Hanno aderito al progetto 37 attività locali: supermercati, alimentari, forni, panifici, gastronomie, fruttivendoli, macellerie e pizzerie. “Lo facciamo per le famiglie più disagiate“, dice un ragazzo del gruppo 1898, impegnato nel caricare in macchina scatoloni e buste. Ci sono beni di prima necessità come pane, pasta, latte, frutta e verdura, ma anche olio, tonno, biscotti, zucchero, passata di pomodoro, prodotti per le pulizie e perfino vino e tagliatelle. Tutto donato nel segno del sostegno alla comunità. “Alcuni negozi danno tantissime cose ogni giorno, li ringrazio”, racconta entusiasta uno del gruppo Gioventù Pesaro.

IL RACCONTO DELLA DISTRIBUZIONE ALLE CHIESE E ALLE FAMIGLIE

Gli ultras della Vis Pesaro svolgono così un ruolo da primi mediatori: procurano il cibo e i beni dalle fonte primarie, per poi consegnarlo a diverse chiese della città. Dopo il sostegno di Don Enrico (Villa Fastiggi) e di Don Michele (Vismara), questa volta tocca a Don Mario, Soria. Come sappiamo le parrocchie sono il fulcro della comunità. Conoscono il quartiere e i cittadini con le loro relative condizioni sociali. Così la distribuzione alle famiglie avviene direttamente tramite la chiesa.

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“Appoggiate pure qua le cose”, dice Ilaria dell’associazione “Il centro l’insieme” di Soria che si trova di fianco alla chiesa. Tutto il cibo raccolto viene così sistemato su un tavolo e in frigoriferi. Da oggi verrà distribuito alla comunità più bisognosa, a coloro che hanno sofferto di più questa crisi pandemica e questo lockdown di due mesi. Pian piano si sta tornando alla normalità e da lunedì 18 maggio ripartiranno baristi, ristoratori, commercianti, estetiste e parrucchiere. Per questa data anche gli ultras stanno valutando una novità: consegnare il cibo direttamente a casa, con una distribuzione porta a porta, alle famiglie che verranno segnalate dalle chiese dei diversi quartieri.

Quando tutto sarà passato – si spera presto -, quando i tifosi torneranno negli stadi, con striscioni, bandiere e cori, tanti si scorderanno di tutto ciò. Non succederà solo a Pesaro. Ma anche a Bergamo, Brescia, Vicenza, Roma, Lecce, Bari, Palermo e tante altre città, da nord a sud. Tutte le curve italiane hanno cantato un coro all’unisono con il sostegno alle comunità e ora tutte le tifoserie sono dello stesso parere: “No al ritorno in campo”. Ma già questa presa di posizione viene vista come una protesta, come un andar contro al sistema. Anche se in realtà si tratta di un appello, di un documento sottoscritto da circa 200 gruppi sparsi per l’Europa, di un “dire la propria”. Proprio quella virtù e caratteristica che gli ultras hanno manifestato nell’emergenza da covid-19: dire con striscioni e fare con azioni qualcosa per la comunità.

Gli ultras dei diversi gruppi della curva Prato con il cibo raccolto

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