Vis Pesaro, i primi anni sessanta: una lunga altalena tra Serie D e C

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Benelli Serie C

Anni ruggenti. Anni di terza serie. Conquistata dopo undici anni di assenza forzata, complici una risalita più difficile del previsto e alcune annate disgraziate. L’annata 1959-1960 per la Vis Pesaro significa Serie C, in un contesto di boom economico che ha nell’elezione del sindaco De Sabbata e nel fiorente restauro del Cinema Duse i suoi momenti più significativi. Almeno per quegli anni. Tanto l’entusiasmo, calcisticamente parlando. A partire dal ritiro di Cagli. La prima stagione tra i “grandi” è sofferta ma non troppo: alla fine sarà quattordicesimo posto davanti al tandem Pisa-Rimini e alle retrocesse Maceratese-Carbonia. In quella Vis spicca il genio dell’ex enfant prodige Sabbatini, noto per aver esordito in A col Modena a sedici anni e mezzo. “Ribot”, ala destra, è l’incarnazione del genio e della sfortuna: tanti, troppi gli infortuni che costellano la sua carriera. Chissà dove sarebbe arrivato senza…

UNA STAGIONE SBAGLIATA: ARRIVA LA RETROCESSIONE IN D

La stagione successiva (1960-1961) è quella della retrocessione e dell’inizio di un’altalena che caratterizzerà i vissini negli anni successivi. “L’è tutto sbagliato…l’è tutto da rifare“, direbbe Gino Bartali. E non per caso, con un girone B a forte trazione toscana. La sfortuna si accanisce sui rossiniani: alla fine è ultimo posto a quota 23 punti. Sei in meno del salvo Cesena. A Lucca (contro la poi promossa Lucchese) arriva la scoppola, col Siena una vittoria stoica che però arriva in una fase acerba della stagione. Sulla panchina della Vis sono quattro i tecnici che si alternano. Zanolla, Farina, Lelovich, Gasperotto. La breve litania che precede la retrocessione. Solo da qui si può ripartire. In primis, per il presidentissimo Bolelli da Granarolo Emilia.

PASSA IL MONFALCONE, LA VIS INSEGUE

Serie D. Il fardello da sostenere. E pure un filo amaro, se è vero che nella parentesi 1961-1962 è il Monfalcone ad aggiudicarsi il passaggio in terza serie. Proprio alle spalle dei ragazzi di Landolfi, tecnico argentino che segna la prima guida tecnica del post Bolelli. Il suo credo calcistico? 4-2-4. Frutto anche dell’esperienza con la maglia dell’Inter e della Nazionale Argentina. Nonostante tutto, i 44 punti strappati in un inedito girone che si estende fino alla terra giuliana hanno sapore agrodolce, considerando le limitate risorse economiche a disposizione. Con un derby-scontro diretto (quello col Fano) vinto per 1-3 nelle ultime giornate.

UNA SERIE C DI NUOVO REALTÀ GRAZIE AI GOL DI GALEONE

Ciò che accade nella stagione 1962-1963 è a suo modo memorabile. Sulla panchina c’è Renosto, in campo arrivano gol e punti (50). La promozione in Serie C è di nuovo realtà e alle spalle la Vis lascia il vuoto: il Cervia inseguitore è distante sette punti. Pianificazione, la presidenza del modenese Molinari e i gol della mezz’ala Galeone le armi nella faretra del sodalizio vissino. Eppure il pubblico pesarese non recepisce totalmente il messaggio. Anzi. I mille dell’ultima giornata (leggi: festa promozione) lasciano un sapore amaro. Così scrive il Carlino: “Con quale animo una società come la Vis può pensare al prossimo impegnativo campionato di serie C se durante tutta la vittoriosa marcia verso la promozione si è vista snobbare alla stregua di una comprimaria?“.

L’ALTALENA CONTINUA: DI NUOVO LA SERIE D, ORA SI VUOLE RISALIRE

Tutt’altra musica rispetto a quello che accade nel 1963-1964. Record negativi (peggior attacco del girone: 21 gol), una salvezza inizialmente ventilata e poi la amara retrocessione. Alle spalle il solo Rapallo. I pesaresi di Comizzi devono cedere alla Pistoiese nel doppio spareggio salvezza e questo fa male. Soprattutto per una Pesaro che si affaccia al mondo col tenore Mario Del Monaco. Poco vale la svolta-Sghedoni, col tecnico trentaduenne che è anche libero in mezzo alla difesa. L’ex Lazio è la stessa guida tecnica della stagione successiva. Quella della Serie D tra Umbria e Veneto e dell’impenetrabilità della difesa. Poco importa se il campionato viene vinto dal Jesi: dal ritiro di Carignano si gettano le basi di una muraglia di qualità. Ma non accompagnata da un reparto offensivo estremamente prolifico. E se si mettono due pareggi nelle ultime tre gare, ecco svaniti i sogni di gloria. Cullati e accarezzati. Ma c’è ancora tempo…

 

FONTE: 100 ANNI DI VIS

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