Vis primi 2000, la magia di Arrigoni e Ortoli nella leggenda di Arezzo

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I tifosi della Vis Pesaro ad Arezzo per la finale play-off contro il Rimini- 1-0 (Ortoli)

Anni d’oro. La Vis Pesaro dei primi duemila ha vissuto un sogno. Un sogno condiviso dal presidente Giuseppe Bruscoli, mobiliere che ha portato la Vis a vivere anni magnifici tra C2 e C1. Salvo poi, complice il progressivo crollo delle sue aziende, trascinarla ad un passo dal fallimento, arrivato nel 2006 con altri presidenti. Bruscoli però nei primi 3 anni di presidenza, dalla stagione 99/00, ha reso di nuovo grande la Vis Pesaro agli occhi di tutta Italia.

Portando giocatori del calibro di Criniti e Borneo, da Manolo Ripa a Ortoli, lanciando in panchina un giovanissimo Arrigoni che poi spiccò il volo verso la Serie A. Questo è un altro capitolo di Leggenda Biancorossa, i primi anni del nuovo millennio.

L’era Bruscoli, dalla promozione di Arezzo alle quattro salvezze in C1

Sindrome di fine millennio. Gli anni duemila a Pesaro si aprono alla grande. Come nella più bella delle favole tutto nacque dal niente. O quasi. In un’estate dove l’incertezza regnava sovrana, quella del 1999, la Vis Pesaro venne rilevata da un noto imprenditore cittadino. Giuseppe Bruscoli, in quegli anni al massimo della sua potenza di fuoco. I soldi c’erano, i rapporti pure. Chi ha vissuto il Benelli di quelle stagioni racconta di una presenza costante allo stadio di funzionari del governo libico. Con cui lo stesso Bruscoli aveva stretto una proficua collaborazione. A poche settimane dall’inizio del campionato c’era una squadra da costruire.

Il diesse di allora Graziani si affidò all’istinto, scegliendo per la panchina un giovanissimo Daniele Arrigoni, tecnico che poi fece fortuna anche nella massima serie. Arrivarono in città giovani promesse, come il portiere Roberto DeJuliis e David D’Antoni, affiancate a calciatori che già avevano dimostrato di valere e tanto, come il capitano Armando Ortoli. Era la Vis Pesaro anche di Christian Zanvettor, che perse tragicamente la vita la notte tra l’1 e il 2 novembre in un incidente stradale. Un vuoto lasciato all’interno dello spogliatoio in maniera improvvisa, se ne andava così per sempre il numero 6 dei biancorossi deceduto a soli 24 anni.

La banda di Arrigoni, e del vice Antonazzo, arrivò fino al quarto posto in classifica con 58 punti. Ma il bello doveva ancora venire, i play-off. Che avrebbero regalato alle migliaia di tifosi la più grande gioia sportiva. Arezzo. Ma andiamo con ordine: la Vis Pesaro prima regola la Triestina nella semifinale play-off, per poi ritrovarsi contro il Rimini nella finalissima secca, disputata in campo neutro. Una partita, giocata ad Arezzo e con decine e decine di pullman biancorossi al seguito, che è bene impressa nella mente di chi c’era. In una bolgia infernale i biancorossi si imposero per 1-0, grazie alla rete al minuto ’67 di Armando Ortoli. Finalmente era C1, una città in delirio.

L’invasione di campo dei tifosi della Vis Pesaro al triplice fischio di Arezzo

Gli anni di C1, quattro salvezze con tanti campioni

Antonio Criniti era l’emblema della Vis Pesaro di quegli anni. Non tanto per le prestazioni in campo, solo 6 presenze senza una rete, ma per l’appetibilità che i colori biancorossi riscuotevano nel mondo del calcio. Criniti nel 2000 aveva 30 anni, una carriera passata a sfondare le porte di Serie A e B. Bruscoli con lui fece un affare, prendendolo dalla Triestina e rivendendolo a quasi il doppio al Catania, nel giro di 6 mesi. Era un funambolico numero 10, di quelli che facevano innamorare gli spalti ad ogni tocco del pallone. Nella prima stagione di C1, 2000-2001, la panchina era sempre sulle mani di Daniele Arrigoni, a Pesaro si consacrarono tanti campioni per la Serie C. Dal portiere DeJuliis, con 31 presenze, a Moris Manolo Ripa che con 6 reti al pari di Manolo Gennari fu il capocannoniere dei biancorossi. Nella rosa anche un giovanissimo Gianluca Pittaluga, oltre che al capitano Ortoli, Gianluca De Angelis e Dario Rossi. Passando per il roccioso difensore Vezzosi, fino al altro difensore Michele Ischia che totalizzò in maglia Vis 142 presenze fino al 2004. A fine campionato fu dodicesimo posto, una tranquilla salvezza messa in tasca.

Nel 2001/2002 arriva Tino Borneo, uomo della provvidenza

L’anno successivo la Vis si migliora ancora. Dal dodicesimo all’undicesimo posto in classifica, a Pesaro arriva l’attaccante Costantino Borneo. E’ anche l’anno di un giovanissimo Simone Rizzato oltre che del bulgaro Stoilov. Manolo Ripa è rimasto in città, De Juliis sempre più saracinesca di una grande Vis. A fine stagione la panchina fu divisa da Patrizio Sala, che poi venne esonerato, e Paolo del Fiume. Borneo partì subito forte, in una C1 di grandissimo livello, realizzando 7 reti nella sua prima stagione e diventando il capocannoniere dei biancorossi.

La stagione 2002/2003 fu uno spartiacque. Bruscoli cominciava ad avere qualche problema finanziario tant’è che nominò presidente della Vis Pesaro il figlio Gian Luca, segno di una crisi quasi imminente. Tutto era ancora sui piedi di Borneo, che in 32 presenze mise a segno 13 reti. Alla fine non andò neanche troppo male in termini di classifica, i biancorossi arrivarono tredicesimi e misero ancora una volta a segno l’obiettivo.

Nel 2003/2004 invece l’inizio della decadenza. Anche se arrivò un’altra salvezza, tramite play-out questa volta contro il Paterno, era chiaro a tutti che l’esperienza della famiglia Bruscoli a Pesaro era arrivata ai titoli di coda. Come nelle più passionali delle storie d’amore, che durano poco e incendiano i cuori. Borneo fece l’ultimo regalo, 11 reti che permisero alla Vis Pesaro di non retrocedere. Ancora una volta la C1 era salva, anche se di lì a poco le cose sarebbero cambiate. E non per il meglio.

 

 

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